Il CERRO TORRE – Parte Prima: una delle più belle e famose montagne della Patagonia e del mondo

Quando verso la fine degli anni ’60 quasi tutte le montagne della Terra superiori a 8.000 metri erano state conquistate, gli alpinisti di punta di tutto il mondo cominciarono a cercare altre imprese, dove la quota non fosse l’elemento determinante.

In quegli anni il concetto di sponsorizzazione non era ancora spinto come oggi, ma in ogni caso – oltre al piacere personale – compiere delle grandi imprese alpinistiche portava grandi vantaggi, soprattutto a persone che generalmente provenivano da contesti piuttosto poveri.

Tra i miti dell’alpinismo mondiale si cominciò a parlare sempre più della Patagonia, e soprattutto del Cerro Torre. “Cerro” significa montagna, quindi la “montagna a forma di torre”.
Vederlo in fotografia trasmette molto del suo fascino e della sua imponenza, ma starci sotto è tutta un’altra cosa.

Quando nel Febbraio del 1986 arrivai per la prima volta (di molte) al villaggio El Chaltèn, ai piedi del massiccio del Fitz Roy, restai allibito; durante tutto il percorso da El Calafate, allora 220 km di sterrato per 6 ore (ora viaggiare in Patagonia è più facile, la strada è asfaltata e ci si impiega la metà), non avevo fatto altro che pensare a quella montagna, e – man mano che ci si avvicinava – la intravedevo sempre più grande attraverso il parabrezza dello sgangherato autobus. Sullo stesso veicolo viaggiavano due alpinisti americani, Michael Bearzi ed Eric Winkelmann, che pochi giorni dopo realizzarono la prima salita “in libera” della via dei Ragni di Lecco: ogni 10 minuti facevamo fermare l’autista per fare foto sempre più ravvicinate…

Io ero un giovane alpinista, di modesto livello, e per niente adeguato a salire il “Torre”, ma ne avevo sentito tanto parlare, e tanto avevo letto, che mi era entrato dentro. Nel corso dei quasi 30 anni successivi, e dei miei almeno altri 20 viaggi a El Chaltèn, ho portato e incontrato molte persone sotto il Cerro Torre, molti di loro totalmente disinteressati all’alpinismo, ma solo a FACILI TREKKING; però NESSUNO di loro è sfuggito al fascino magico e magnetico di questa montagna, che resti a guardare e fotografare per ore, come se non esistesse altro, tanto da diventare uno dei MUST DELLA PATAGONIA.

Non a caso viene anche chiamato “il Grido di Pietra”. Anche il celebre regista Werner Herzog ne restò ammaliato, tanto da farne un film nel 1991, proprio con quel nome.

La storia alpinistica del Torre è molto affascinante, e ne citerò qui solo i punti salienti. Alta ‘solo’ 3.128 metri, oltre 5,7 km in meno dell’Everest, non è neppure tra le più alte montagne della Patagonia. Ma le sue alte pareti di solidissimo granito, verticalissime e anche strapiombanti, spesso incrostate di ghiaccio e sferzate da venti terribili, l’hanno resa ancora oggi una delle imprese più difficili e mitiche per alpinisti di livello.

Appunto, “il Grido di Pietra”…

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il CERRO TORRE – PARTE SECONDA: l’epica impresa di Cesare Maestri, o della “Massima provocazione nella storia dell’alpinismo”

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