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Tango Argentino: Passione Travolgente

I miei nonni emigrarono dal Piemonte in Argentina, a Buenos Aires, all’inizio degli anni ’20. Qui mio padre nacque nel 1925, lo stesso anno in cui fu scritta “A media luz”, composta da Edgardo Donato e cantata per la prima volta da Carlos Gardel. Verso il 1930 tornarono in Italia, perché mio nonno non amava il clima porteño, caldo e umido. Amarono l’Argentina, ma non vi fecero più ritorno; le loro vite, una volta in Italia, erano cambiate e assestate in una piacevole e rassicurante routine.

Sin da giovanissimo io ho sentito l’esigenza di conoscere quella terra che aveva dato i natali a mio padre. Ero affascinato dai racconti dei miei nonni degli anni trascorsi laggiù. E così da più di trentacinque anni il Sud America è diventata la mia più grande passione!

Dalla seconda metà del 1800, la città di Buenos Aires conobbe un imponente flusso immigratorio. Tantissimi furono gli italiani, gli spagnoli, i tedeschi, partiti per cercar fortuna oltreoceano. Spessissimo si trattava di genti con poche risorse economiche, ma con grandi capacità manuali e artigianali, preziose e ricercate nel Nuovo Mondo.
Le differenti culture col tempo si amalgamarono, andando a costituire la struttura portante della cultura argentina.

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Il Tango argentino è sicuramente uno degli straordinari risultati ottenuti grazie all’armoniosa fusione di differenti modi di sentire, di comunicare, di essere del Sud America e dell’Europa.
Non a caso lo strumento fondamentale è il bandoneòn, un’evoluzione argentina della fisarmonica di tradizione germanica.

Questo ballo popolare, passionale e provocatorio per antonomasia, col tempo si è arricchito di nuovi elementi profondamente sensuali ma meno ammiccanti di un tempo, trasformando sempre più il Tango argentino in un’arte, uno stile di vita.

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L’uomo cinge a sé la donna e con un gesto impercettibile delle dita sulla schiena di lei, la conduce per la sala, per la piazza, per la milonga, ovunque ci sia spazio a disposizione, sulle note di Gardel. La donna segue morbidamente le indicazioni del partner, le loro guance si sfiorano, i loro corpi si accarezzano impercettibilmente. L’uomo decide il percorso da seguire e la donna, generosa e avvolgente, è un tutt’uno con la figura di lui.
Esattamente come le donne che nel 1850 s’imbarcavano seguendo mariti o padri alla volta del Sud America.

Il Tango è molto più di un ballo e rappresenta perfettamente la passionalità degli Argentini in ogni ambito della loro vita.
Io non amo ballare, ma vi assicuro che non si può restare impassibili davanti a uno spettacolo di Tango a Buenos Aires!

Se il Tango vi piace e vi emoziona, vi consiglio spassionatamente un viaggio a Buenos Aires, dove avrete la possibilità di viverlo in modo vero, intenso e completo.

Gli elementi del Tango sono tre: la musica, i testi e i movimenti del ballo. Tutti e tre sono unici e insostituibili, anche se ognuno di loro può vivere di vita propria e suscitare forti emozioni, conservando la sua identità ed energia; ma i tre elementi messi insieme diventano una vera miscela esplosiva, capace di coinvolgere e sconvolgere gli astanti.

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Corrientes tres-cuatro-ocho” è un indirizzo reale del centro di Buenos Aires, ma è anche l’inizio del testo di quello che probabilmente è uno dei Tanghi più famosi al mondo, “A media luz“.

I testi del Tango sono una forma letteraria sublime: non solo per l’unicità dell’ambiente in cui si è sviluppato questo ballo, la Buenos Aires in fase di esplosione demografica, economica e culturale, a cavallo tra la fine del 1800 e i primi decenni del 1900, ma anche per la genialità degli interpreti per la loro vena romantica, passionale e tragica, e per la varietà dei temi sociali e umani trattati.

I testi non sono solo in castellano, lo spagnolo di accento argentino, ma contengono moltissime espressioni in “lunfardo”, un buffo miscuglio di lingue, dialetti, ed espressioni gergali.
Il lunfardo nato a Buenos Aires nella seconda metà del 1800, sembra sia frutto del linguaggio dei carcerati, per non farsi comprendere dai secondini.
E’ un misto di spagnolo, italiano e diversi dialetti, tra cui piemontese, genovese, napoletano, calabrese e siciliano. Oltre all’influenza di altre lingue presenti in Sud America, come il portoghese e il francese. Si diffuse velocemente in tutta la zona del Rio de la Plata, raggiungendo città importanti e popolose, come Rosario e Montevideo, capitale dell’Uruguay. Molte parole ed espressioni in lunfardo sono diventate parte integrante della lingua di Buenos Aires e in generale dell’Argentina e dintorni, per cui la cultura del Tango è radicata nella vita di tutti i giorni.

Credo sinceramente che per un viaggiatore italiano, l’incontro con la società e la cultura argentina sia avvincente e decisamente intenso. Oserei definirlo “effetto calamita”. In generale uomini e donne argentine sono più diretti, umanamente semplici, ironici e piacevolmente spiritosi e divertenti.
E il Tango incarna perfettamente tutte queste qualità.

Una celebre citazione dice:

El tango es la danza de la carne, del desèo, de los cuerpos entrelazados.
Es un diálogo nuevo, la seducción hecha movimiento, el ir y venir, encuentro de dos mundos.
Es un baile exhibicionista, estéticamente bello, y ronda sìn temores el universo de lo lúdico.
La pareja de baile roza sus zapatos entre sensuales caricias mientras el atónito espectador ocasional, eterno voyeur, se fascina y deslumbra con el ardor del tácito romance entre los bailarines de turno

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