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Il muro di Shark and Yolanda

Mura di pesce. Platax, grandi pesci azzannatori, in banchi vastissimi, che ondeggiano nel blu cristallino. E poi barracuda, con una densità inimmaginabile. Questo è quanto mi ha sempre colpito dei due gemelli in: Shark and Yolanda. Guardate queste foto: non c’è trucco e non c’è inganno, i barracuda sono proprio fitti così. E grossi,  oltre un metro (guardateli in confronto a quel brutto ceffo in immersione di fianco a loro, ossia io).

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Immerse nel parco naturale di Ras Mohammed, a breve distanza da Sharm El Sheikh, Shark and Yolanda sono due secche che si ergono da un fondale di 800 metri di profondità. In realtà si tratta di due sommi della stessa impervia montagna sottomarina, separati da uno stretto e poco profondo canale. Così, all’esterno della punta più estrema della penisola del Sinai, protesi verso il centro del Mar Rosso (guardate l’immagine seguente catturata da Google Earth), sull’orlo di un drop-off pazzesco che precipita nell’abisso, spazzati da forti correnti, non c’è da stupire che siano ricchi di vita. Anche se battuti da orde di subacquei, sono un’immersione bellissima.

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Io ci sono andato in tutti i modi, dalla barca, da terra, all’alba, di sera, con le bombole, in apnea, e non sono mai rimasto deluso. Fantastico sovente su come sarebbero questo due reef se fossero interdetti ai sub (e ovviamente ai bracconieri) per qualche mese: queste acque si riempirebbero di squali. Martello, albimarginatus, longimanus, squali seta, qui sarebbero i padroni di casa. Mi è capitato di vederne qualcuno (qualche grosso squalo martello smerlato, qualche pinna bianca di reef), ma il passaggio frequente di subacquei e barche li disturba, così loro nuotano più profondi e lontani.

Resta comunque un’immersione bellissima: l’acqua è di cristallo, il reef è coloratissimo, i muri corallini precipitano nel blu in un modo che mozza il fiato, il pesce di barriera e il pelagico sono abbondanti. Chi non ama questo luogo ha qualche problema con la vita.

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