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Cose che un apneista può insegnare a un bombolaro: la pinneggiata – parte 2

Durante le immersioni con bombole mi scopro spesso ad osservare come pinneggiano gli altri subacquei. E, scusate, molti di voi hanno una pinneggiata inguardabile: ginocchia piegate, movimenti asimmetrici, ampiezza irregolare, ritmo zoppo e via discorrendo.

Mi permetto di dirvelo in veste di istruttore di apnea: perché, nel mondo del freediving, la pinneggiata è curata e limata allenamento dopo allenamento, come un utensile di precisione. Pinneggiare è sì un gesto naturale, come la corsa, ma, proprio come un velocista cura la tecnica di corsa nei minimi dettagli, l’apneista raffina in modo paranoico la sua pinneggiata.

Perché dovrebbe interessarvi tutto ciò? Beh, un subacqueo cerca sempre di evitare di trovarsi a nuotare contro corrente o a percorrere lunghe distanze pinneggiando. Però, parecchie volte, invece succede. Spesso le più belle destinazioni corrispondono infatti a immersioni in corrente. E allora, quando svoltate l’angolo di un reef e il muro di corrente si mette tra voi e la barca, è bello avere una pinneggiata efficace, che evita l’affanno e magari anche il panico. Idem quando dovete starvene nel blu con alcuni nodi di corrente, osservando un longimanus o delle verdesche nel blu.

Non vi parlerò del corretto assetto del subacqueo, fondamentale per pinneggiare decentemente, ma solo della pinneggiata, quella classica a stile libero. Tralascio quella a rana, sulla quale ve la cavate meglio e che difficilmente si utilizza in mezzo a forte corrente o situazioni critiche, bensì si impiega in grotta, nei relitti, e in generale quando si procede lenti.

Come si pinneggia, in teoria lo sanno tutti i subacquei. Se prendete il manuale sul quale avete studiato per il vostro brevetto subacqueo, troverete un’immagine tipo questa:

mastroviaggiatore_cose-che-un-apneista-può-insegnare-a-un-bombolaro-la-pinneggiata-02Il problema è la pratica. E la pratica è fatta di acquisizione della tecnica e allenamento specifico. Perché per pinneggiare, oltre alle pinne (usatene di decenti, non badate solo al colore), servono le gambe.

Dunque, almeno una volta alla settimana allenatevi in piscina. Senza pinne e con la tavoletta, possibilmente snorkel frontale da nuoto, per non farsi venire dolori al collo e alle spalle. Fate esercizi di questo genere:

  • 8-16 x 50-25 m, gambe con tavoletta, andatura briosa, facendo controllare ogni tanto la vostra tecnica da un compagno;
  • 6-12 x 50-25 m, gambe sul dorso, senza snorkel e tavoletta, braccia distese oltre la testa, oppure lungo i fianchi se siete messi male con la mobilità delle spalle, controllando voi stessi il movimento delle gambe;
  • 4-8 x 50-25 m (o meno, se non ci riuscite) in apnea dinamica, sott’acqua (dunque, mi pare superfluo dirlo, senza tavoletta e snorkel…), gambe stile libero, braccia lungo i fianchi, polmoni solo parzialmente pieni – per agevolare la tenuta dell’assetto.

Avrete due enormi benefici da sessioni in piscina di questo genere: allenamento muscolare e miglioramento della tecnica. Lavorando senza attrezzo, cioè le pinne, secondo la mia esperienza con pinne e monopinna, l’efficienza del movimento aumenta in modo esponenziale. Ve ne accorgerete quando introdurrete le pinne.

Infatti, dopo qualche settimana inserite nella routine di allenamento dei 25-50 in apnea dinamica con pinne, e vi accorgerete del miglioramento. Migliorerete!

Il miglioramento della tecnica si farà sentire durante le immersioni: meno fatica muscolare, battito cardiaco più basso, ridotto consumo di aria. E quelle immersioni nelle pass piene di corrente saranno ancora più godibili.

Buon allenamento.

PS: la prossima volta, sollecitato da vari lettori, riprenderò il discorso sulla respirazione.

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