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Facciamo a pezzi 7 falsi miti sulla subacquea

È un po’ che vado sott’acqua, in apnea e con le bombole, e nel tempo di fesserie ne ho sentite parecchie: la cattiva informazione sulla subacquea è infatti assai assai diffusa e può tenere lontano la gente dal mare. Il che è davvero brutto, perché i motivi per immergersi sono parecchi. E allora prendiamo una manciata di fantasiose credenze e facciamole a pezzi.

 

Mito #1: non riesco a compensare le orecchie

La percentuale di persone che realmente non riescono a compensare l’orecchio medio tende asintoticamente a zero: parola di Andrea Zuccari, probabilmente il massimo esperto di compensazione al mondo. Le manovre di compensazione sono moltissime, la maggior parte ricadono nelle manovre di Frenzel e, con un po’ di pratica, tutti trovano il modo più efficace per compensare la pressione idrostatica. Con le bombole, poi, essendo generalmente la velocità di discesa moderata, mantenendo una posizione a testa in su, è davvero semplice compensare.

 

Mito #2: sott’acqua soffrirò di claustrofobia

Ho combattuto per alcuni anni con mia moglie su questo punto. Poi ha provato a immergersi e si è convinta che si trattava di una sonora boiata (a meno di non immergervi in caverne e grotte, ovvio) diventando una subacquea tostissima. Sott’acqua, se evitate profondità da corallari e laghi bui, c’è molta luce, che con la profondità vira sull’azzurro. Tutto qui. Svolazzare leggeri nell’acqua fra rocce e coralli, in mezzo ai pesci, apparentemente privi di peso, è quanto di più distante si possa immaginare dalla claustrofobia.

 

Mito #3: per andare sott’acqua ci vuole il fisico

Basta guardare il fisico medio di una barca di subacquei per rendersi conto che non è così. Sarebbe più che auspicabile una decente forma fisica, nemmeno difficile da ottenere, ma la realtà è spesso diversa, soprattutto tra chi usa l’ARA. Nell’apnea l’allenamento è importante ma, anche qui, conosco apneisti di grande esperienza che grazie a tecnica, rilassamento e concentrazione ottengono risultati eccellenti con una quantità di allenamento prossima a zero.

 

Mito #4: gli squali mi mangeranno

Mi sono immerso molte volte con una vasta gamma di squali, molti dei quali considerati temibili (tigre, zambesi, longimanus, e compagnia bella) e non mi è mai successo nulla. Idem per tutti i miei amici che condividono la mia passione. Le statistiche poi parlano chiaro: la probabilità che un subacqueo venga attaccato da uno squalo sono risibili. È nettamente più probabile che veniate ridotti in fin di vita da un cane, o investiti da un auto – toccatevi pure, non c’è problema. Il problema, semmai, è trovare gli squali, perché incontrarli sott’acqua, osservarli mentre nuotano (e non morti su un peschereccio), è uno spettacolo che cambia la vita. In meglio.

 

Mito #5: ho un problema di salute, ho […per favore inserite qui il nome del vostro problema]

Con le opportune accortezze, quasi tutti possono andare sott’acqua: diabetici, cardiopatici, malati di asma,, portatori di handicap, ecc. Prima di dire “NO” alla subacquea, consultate un medico specializzato in subacquei: sentite la DAN. Sono superpreparati e vivono di ricerca scientifica, oltre che di buona prassi. Ma chiamateli sul serio (questo il telefono: +39-085-8930333) se avete qualche problema: vedrete che vi risponderanno gentilmente e – ci scommetterei – vi diranno che potete immergervi. Scoprirete che le patologie che possono realmente impedirvi di immergervi sono rare.

 

Mito #6: mi tocca comprare tonnellate di roba anche solo per provare

Tutti i corsi sub ormai prevedono l’affitto di attrezzatura a prezzi modici – se non è così cambiate negozio o associazione, perché la concorrenza è elevata e sicuramente troverete ciò che fa per voi da un’altra parte. Per iniziare, è consigliabile avere maschera, pinne e snorkel. In seguito, se e quando sarete esperti o vi appassionerete, potrete acquistare l’attrezzatura per voi strategica (ad esempio la muta, e l’erogatore per chi si immerge con le bombole), affittando a prezzi ragionevoli il resto, minimizzando così il bagaglio nei viaggi.

 

Mito #7: brevettarsi è caro

Innanzitutto, soppesando il prezzo di un corso, guardatevi intorno e fate lavorare libero mercato e concorrenza: troverete corsi di qualità a prezzi decenti. Inoltre, pensateci: un corso base, sia di apnea che ARA, spesso costa tra i 250 e i 500 euro (anche se io ho visto offrire promozionalmente a Milano corsi OWD PADI a 100 euro, con istruttori di grande esperienza), mentre una serata al cinema con cena fuori, magari andando a bere qualcosa dopo, costa facilmente un centone o giù di lì. Rinunciando a qualche serata al cinema, però, potrete andare sott’acqua, vivendo le avventure di persona, assistendo ai documentari più belli del mondo dal vivo, e conoscendo persone nuove.

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