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Subacquei narcotizzati: la mitica “legge del Martini”

Appena passate feste e brindisi. E così mi è tornata in mente la mitica “legge dei Martini” della quale i subacquei non esattamente di primo pelo come me hanno sentito parlare n-mila volte.

Trattasi d’una grezza, anzi grezzissima approssimazione degli effetti della narcosi da azoto sui subacquei: scendendo, ogni 15 m di profondità equivale a scolarsi un bel Martini a stomaco vuoto. Con quel che ne consegue.

Cioè distrazione, movimenti scoordinati, clamorose uscite di testa e comportamenti irrazionali vari. Temo che la legge del Martini abbia fatto più male che bene al popolo dei bombolari: si sa di subacquei con una tenuta all’alcol da alpino che, pensando di reggere altrettanto bene l’azoto (in fondo è un gas inerte, no? e allora giù!), si sono cacciati nei guai, scendendo ad aria a profondità assurde, magari a -70 in un lago freddo e buio.

Sì, perché per effetto dell’aumento della pressione parziale (eddai che ve le ricordate le leggi di Boyle, Dalton, Charles e Henry studiate e ristudiate durante i corsi), l’azoto diventa via via sempre più tossico con la profondità.

E produce vari effetti negativi sul nostro organismo, assimilabili a quelli provocati da un’intossicazione da alcol, tra i quali si annoverano i seguenti:
– difficoltà di ragionamento e confusione mentale (lo so, lo so, questa è spesso presente anche fuori dall’acqua);
– problemi di memoria;
– euforia;
– ritardo di risposta a stimoli sensoriali e istruzioni;
– problemi di coordinazione motoria;
– eccesso di sicurezza;
– ansia, eccessiva eccitazione e paura;
– allucinazioni;
– perdita della conoscenza.

Tanta roba. Ho visto gente sempre più negativa fiondarsi in profondità (uno lo recuperai io, era un mio buddy, a Portofino, finito a -60 o più ai piedi della Secca dell’Isuela, dovetti tirarlo su tenendolo dalla rubinetteria, inerte come un polpo morto di 80 kg – anche la mia lucidità non era delle migliori, rischiai e mi andò bene).

Diversi sono i fattori che favoriscono la narcosi da azoto; tra gli altri, alti livelli di CO2, causati tipicamente da lavoro muscolare o respirazione difficoltosa (ad esempio per affanno o per un erogatore duro), fumo e alcol, assunzione di medicinali, forte stress.
Di buono c’è che gli effetti scompaiono risalendo verso la superficie. E spesso il subacqueo vittima di narcosi poi non si ricorda nulla e nega tutto. Proprio come dopo una pesante bevuta. Può sembrare che i sintomi non ci siano, e invece ci sono, anche a profondità relativamente contenute, come 20-25 m. E si manifestano anche in apnea.

Una volta, facendo freeediving, mi capitò di dover sciogliere una semplice gassa d’amante a -50 (profondità che, giuro non me la voglio tirare, ma per me è piuttosto “tranquilla”): dovetti scendere tre volte prima di capirci qualcosa. Tornato in superficie, mi pareva impossibile essere così imbranato. Ma, a ogni tuffo, arrivato al nodo, provavo confusione mentale, difficoltà a mettere in ordine le idee, ansia nei confronti di quella dannata cima.
Immergendomi in apnea a quote simili o più profonde, con il mero obiettivo di scendere al piattello e poi risalire verso la superficie non me ne ero mai reso conto.

Insomma, sembra che non ci sia, ma la narcosi c’è.
Solo che è abile a non farsi notare. Ecco perché proliferano i falsi miti. Tipo: “Ah io non soffro di narcosi”. Balle. Oppure: “Più mi immergo e meno soffro di narcosi”. Non è vero. Semplicemente, l’abitudine all’immersione rende più semplice e abitudinario il gesto, quindi la narcosi non viene percepita. O ancora: “L’ho già fatta cento volte questa immersione, non ho problemi”. Eh, dipende. Il luogo è lo stesso, va bene, ma le condizioni del mare e del meteo cambiano; e cambiano le condizioni psico-fisiche del subacqueo.

Non esistono dunque trucchi magici per evitare la narcosi da azoto, però ci sono alcune cosette che si possono fare per ridurne gli effetti.

– Innanzitutto evitare la profondità “gratuita” con le immersioni ad aria: se volete andar fondi fondi, fatevi un bel corso di subacquea tecnica.

– Tenersi in buona forma , ed evitate fumo e alcol in abbondanza, ovviamente. Cosa che a molti subacquei viene davvero difficile…
Se pensate di aver smaltito l’alcol della sera prima, probabilmente non è così: semplicemente voi non ne sentite gli effetti, che potranno farsi sentire in profondità.

– Poi, evitate gli sforzi prima e soprattutto durante l’immersione, respirando con molta calma dall’erogatore.

– Inoltre, evitate le immersioni che uniscono complessità e profondità (ad esempio forte corrente, difficoltà di navigazione e di penetrazioni in relitti), pianificando accuratamente il tuffo.

– E’ utilissimo esercitarsi con le abilità di base e fare mente locale sulle possibili emergenze, in modo da aumentare al massimo gli automatismi del comportamento e ridurre così l’incidenza dello stress.

La vostra testa gioca un ruolo fondamentale: essere calmi e rilassati aiuta moltissimo. Ma questo vale per tutta la subacquea, no?

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