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Immersioni nei Cenotes: viaggio in un mondo magico

Sono venuto qui in Messico per fare immersioni con gli squali Zambesi.
E per fare freediving con i pesci vela.

L’idea di partenza era quindi che i cenotes, cavità carsiche piene d’acqua nascoste dalla boscaglia messicana, potessero essere giusto un piacevole intermezzo subacqueo. Balle. È stato subito amore.

Il mio compagno d’immersioni polacco, con tipica finezza da orso del nord, sintetizza così la sua passione per i cenotes: “Adoro tutti i buchi caldi e umidi, in particolare questi.”

Abbandonando la poesia polacca, devo dire che per me i cenotes sono stati un “trip” pazzesco. Una manciata di immersioni lisergiche, tra le più belle che abbia mai fatto.

Sono tesori in mezzo alla vegetazione, i cenotes messicani: il verde e la roccia si aprono e, sbam! compare quest’acqua trasparente – direi trasparente in modo quasi volgare, per chi è abituato ad altre visibilità.

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Entri nel fresco liquido incolore e ti cali in una fessura nella pietra calcarea: il mondo va a cambiare. Finisci subito in un’ampia cavità. È piena d’acqua talmente limpida che sembra di volare. Ogni tanto una spacca dalla superficie lascia entrare una lama di luce che rompe la notte delle rocce.
E allora sembra d’essere nell’immaginario di Tolkien, nelle miniere di Moria invase dall’acqua per custodire Balrog che riposano negli anfratti più profondi e bui. Su un tipo come me, con i neuroni cotti da plurime letture di Philip Dick, Asimov, Tolkien e amici vari, l’effetto dei cenotes oscilla tra l’onirico e il mistico.

In immersione nei cenotes si sale e scende di continuo, passando da una cavità all’altra. E io mi diverto a planare lento, trascinato solo dalla gravità. Scivolo nelle cavità che si aprono, passando tra le stalagmiti e le stalattiti. Ogni tanto il fascio di luce della torcia illumina una conchiglia fossile ben conservata, o un pesce vivo, oppure blocchi cristallini di calcite. Ci si imbatte in tronchi caduti dalla foresta piantati tra i massi sommersi.

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Ogni tanto si sbuca in una cavità larga abbastanza da togliersi l’erogatore e guardare la vegetazione sopra la testa. E poi di nuovo giù, a 10-15 metri di profondità, dove delicate creature dell’ombra strisciano sul calcare corroso dall’acqua: gamberi, piccole anguille, gobidi. Un altro mondo, letteralmente.

Fantastico ragazzi, fantastico. Da provare.

 

Dove: Messico, Quintana Roo

Quando: tutto l’anno

Temperatura acqua: sui 22-23 gradi, a volte di più (una muta umida da 5 mm va benissimo, molti usano la 3 mm)

Per chi: per tutti coloro che hanno un minimo di esperienza (un brevetto Advanced o equivalente e un po’ di immersioni alle spalle: si entra in caverne a tratti buie, bisogna stare tranquilli). Si tratta, nel complesso, di immersioni abbastanza facili (ndr: parlo delle immersioni nelle caverne, del tutto ricreative).

Con chi: con Mastrosommerso

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