02 Lug Fushimi Inari: tutto quello che devi sapere prima di salire sul Monte Inari a Kyoto
Diecimila torii rossi, una dea volpe e un sentiero che sale verso qualcosa di difficile da spiegare.
Benvenuto nel santuario più fotografato del Giappone, un luogo che spesso viene visitato troppo in fretta e con superficialità.
Il posto che hai già visto, ma non ancora capito
Se hai mai sfogliato un articolo sul Giappone, hai già visto il Fushimi Inari. Quei corridoi di torii color arancio vermiglio che si moltiplicano nella foresta, che scompaiono in curva e ricompaiono più su, sempre più avanti, è una delle immagini più riconoscibili dell’Asia intera.
Instagram ne ha fatto un’icona. I documentari di viaggio ci tornano ogni stagione, eppure nei racconti e nelle rappresentazioni sembrano non riuscire a raccontarlo davvero.
Il Fushimi Inari è un luogo di culto antico di oltre tredici secoli, un sistema di sentieri che risale il Monte Inari per quattro chilometri, una rete di storie, leggende e riti che la maggior parte dei turisti attraversa senza accorgersene.
Una storia che comincia nel 711 d.C.
Il Fushimi Inari Taisha (taisha significa “grande santuario”) è il principale luogo di culto dedicato alla divinità Inari in tutto il Giappone. Fu fondato nell’anno 711 d.C. dalla famiglia Hata, un clan di origine coreana che si era stabilito nella regione di Kyoto e che aveva iniziato a venerare Inari come protettore dei campi di riso e dell’agricoltura.
All’epoca Kyoto non era ancora la capitale del Giappone: ci vorranno ancora ottantasei anni perché lo diventi.
Inari è una delle divinità più versatili e amate dello Shinto. Il suo nome completo, Inari Okami, significa letteralmente “Grande Divinità Inari”, e i kanji che lo compongono (稲, riso, e 荷, trasportare) raccontano già la sua origine agraria. Ma nel corso dei secoli, Inari ha esteso la sua protezione ben oltre i campi: oggi è venerata come divinità del successo in affari, dell’industria, dei mercanti, degli artigiani e della prosperità in senso generale. Non sorprende che il santuario attiri milioni di pellegrini ogni anno e che molti di loro siano imprenditori che vengono a chiedere fortuna per la propria azienda.
La porta principale, il romon a due piani che ancora oggi accoglie i visitatori all’ingresso, fu donata nel 1589 da Toyotomi Hideyoshi, il signore della guerra che aveva unificato il Giappone. La leggenda vuole che Hideyoshi avesse pregato Inari per la guarigione della madre malata e la madre guarì. La porta fu il modo in cui lui ringraziò.
Le volpi di Inari: il messaggero con nove code

Prima di salire il sentiero, fermati un momento davanti alle statue che trovi all’ingresso e lungo tutto il percorso. Sono volpi, le kitsune, e non sono semplici decorazioni.
Nello Shinto, le kitsune sono le messaggere di Inari. Le volpi nel folklore giapponese non sono animali qualsiasi: sono creature soprannaturali, dotate di intelligenza superiore e poteri magici, capaci di assumere sembianze umane. Con il passare degli anni, secondo la tradizione, sviluppano nuove code, fino a un massimo di nove, e più code hanno, più la loro saggezza è antica e profonda. In questo contesto religioso, le kitsune sono benevole: proteggono i fedeli, custodiscono i raccolti, fanno da tramite tra gli uomini e la divinità.
Le statue che le raffigurano al santuario le mostrano spesso con qualcosa in bocca: una chiave (simbolo dei granai di riso), una gemma, un rotolo di preghiere. Alcune reggono tra le fauci oggetti che cambiano da statua a statua.
Un altro dettaglio, spesso molto amato dai bambini, è che gli ema, le tavolette votive su cui si scrivono le preghiere e i desideri, al Fushimi Inari sono a forma di muso di volpe. Puoi acquistarle al santuario, disegnarci sopra un viso come vuoi tu e appenderle insieme alle altre.
I torii: cosa sono e qual è il loro significato
Il tunnel interminabile di portali rossi – immagine famosissima del Fushimi Inari – prende il nome di Senbon Torii, “i mille torii”. In realtà si stima che lungo tutto il percorso del Monte Inari ce ne siano circa 10.000, di cui circa 800 formano i corridoi fitti del tratto basso.
Ogni torii è una donazione. La tradizione risale al periodo Edo, intorno al 1603, quando privati e aziende cominciarono a offrire i portali al santuario come gesto di gratitudine verso Inari dopo aver ottenuto prosperità o aver visto esaudito un desiderio. Sul retro di ogni torii sono incisi il nome del donatore e la data. Se ti fermi a leggere troverai nomi di grandi aziende giapponesi accanto a quelli di famiglie di provincia, artigiani e commercianti di ogni tipo.
I torii non sono eterni: restano in piedi per circa dieci-quindici anni, poi vengono smantellati e sostituiti. Il calendario di nuove donazioni e nuove installazioni non si ferma mai. Questo è un luogo vivo, in continua evoluzione.
Il significato del passaggio sotto il torii è preciso nello Shinto: è una forma di purificazione, il passaggio simbolico dal mondo profano a quello sacro. Camminare sotto diecimila di questi portali, uno dopo l’altro, mentre la luce cambia e il bosco si fa più fitto, è qualcosa di indescrivibile.
Il sentiero: come è fatto e fin dove vale la pena arrivare
Il percorso completo sale il Monte Inari da 0 a 233 metri di quota su un tracciato di circa 4 chilometri in salita, per un totale di 7-8 chilometri andata e ritorno. Fatto a ritmo tranquillo, con soste, fotografie e qualche momento di sosta nei santuari secondari, richiede in totale tra le 2 e le 3 ore.
Il tratto basso: fino a Yotsutsuji
Questo è il tratto che siamo abituati a vedere perché immortalato spesso nelle fotografie. I torii sono fittissimi, disposti su due file parallele, una per la salita e una per la discesa, e il corridoio che creano è ipnotico. È anche il tratto più affollato, specialmente a metà mattina e nel primo pomeriggio.
Alla Yotsutsuji c’è un bivio, un piccolo punto ristoro e, soprattutto, il primo affaccio panoramico su Kyoto. Se la giornata è limpida, da qui la città si stende sotto di te in tutta la sua vastità.
Il tratto alto: dalla Yotsutsuji alla cima
Oltre il bivio, la maggior parte dei turisti si ferma. Il sentiero continua, i torii diventano più radi, il muschio cresce sulle basi di pietra, la foresta di cedri si fa più silenziosa. Qui ci sono santuari secondari (quasi segreti, dedicati a divinità minori, circondati da offerte di cibo, sake, fiori di carta), ma anche i torii più antichi, quelli che nessuno fotografa e che per questo sembrano appartenere ancora al loro luogo.
La cima, Ichinomie, è un punto di arrivo tranquillo, con pietre votive e la soddisfazione di aver concluso il cammino.
L’ora giusta fa la differenza
Il Fushimi Inari è aperto 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, e l’ingresso è gratuito. Questo significa che puoi scegliere con precisione quando viverlo e la scelta è molto più importante di quanto sembri.
All’alba o alle prime ore del mattino (prima delle 8:00)
Poche persone, luce bassa che filtra tra i torii, nebbia sul bosco nelle stagioni di mezzo. I gatti del santuario si muovono tranquilli, l’odore di legno e di incenso è nell’aria ed è il momento migliore per capire che posto è davvero questo.
Di sera o di notte
Le lanterne di pietra vengono accese al tramonto e il silenzio è quasi totale. I torii di notte prendono una qualità completamente diversa. È un’esperienza per chi ha già visto il posto di giorno e vuole tornarci con un’altra luce.
In primavera e autunno
I ciliegi in fiore intorno al santuario in aprile e le foglie rosse di novembre creano un contrasto cromatico con i torii che è difficile da dimenticare. Sono anche i periodo più frequentati: arrivare presto al mattino è fondamentale.
In estate
Calda e umida, ma con un verde del bosco intensissimo. Il sole ad agosto sorge alle 5, un vantaggio non da poco per chi vuole il posto tutto per sé.
Come arrivarci
Il Fushimi Inari è facilmente raggiungibile da Kyoto.
Il modo più diretto è il treno JR Nara Line dalla stazione di Kyoto fino alla stazione di JR Inari: il viaggio dura circa 5 minuti e la stazione è a 2 minuti a piedi dall’ingresso principale del santuario. Il costo è di circa 150 yen. Se hai il Japan Rail Pass, questo tratto è coperto.
In alternativa, la linea privata Keihan ha una fermata chiamata Fushimi Inari che dà accesso al lato posteriore del santuario, molto comodo se si viene da Gion o dall’area di Shijo, ma non coperta dal JR Pass.
Consigli utili
- Non fermarti solo al tratto basso. È il tranello classico: si fanno le foto ai torii del Senbon Torii e si scende. Il Fushimi Inari vero comincia dopo Yotsutsuji.
- Non andarci a metà mattina il weekend. Dalle 10 in poi, soprattutto nei periodi di punta, i corridoi si riempiono di gruppi organizzati e il silenzio scompare.
- Porta scarpe comode. Il sentiero è fatto di gradini e rampe, non di sentiero naturale, ma 4 chilometri in pendenza si fanno sentire, soprattutto se si indossano scarpe poco adatte.
- Fermati agli altari secondari. Lungo il percorso incontrerai decine di piccoli santuari minori, spesso con statuette di volpi, offerte di sake e cibo e candelabri di pietra.
- Mangia qualcosa lungo il percorso. Al bivio della Yotsutsuji c’è un piccolo ristoro con tofu dengaku e dango (dolcetti di riso). Non è alta cucina, ma mangiarli lì, con la vista su Kyoto, potrebbe essere uno dei momenti migliori del viaggio.
Perché il Fushimi Inari non smette mai di sorprendere
C’è qualcosa nel Fushimi Inari che non si esaurisce alla prima visita. Chi ci torna – e molti tornano – lo fa perché si accorge che la prima volta ha visto solo la superficie. Il Giappone funziona così: i suoi luoghi migliori si aprono lentamente, uno strato per volta. Il Fushimi Inari è uno di quei posti in cui puoi tornare di mattina presto in novembre, con la nebbia e le foglie rosse, e avere la sensazione di essere in un posto completamente nuovo.