23 Dic Capodanno nel Caucaso
Il periodo delle feste nel Caucaso non coincide con una singola data. Tra la fine di dicembre e la metà di gennaio, il Capodanno si estende nel tempo, seguendo un calendario che riflette storia, consuetudini religiose e pratiche domestiche.
Il Capodanno e il calendario ortodosso
La sera del 31 dicembre, in una città del Caucaso, i fuochi d’artificio cominciano prima della mezzanotte. Non c’è un motivo preciso. Semplicemente, qualcuno decide che è il momento.
Nei cortili interni dei palazzi costruiti negli anni Settanta, le finestre restano accese più a lungo del solito. Le persone entrano ed escono con piatti coperti da strofinacci, bottiglie avvolte nella carta, sacchetti di dolci. Sulle scale ci si ferma a parlare senza urgenza. Come se nessuno avesse davvero bisogno di arrivare da qualche parte.
Il Capodanno nel Caucaso non si esaurisce in una notte.
È un periodo che si apre il 31 dicembre e si trascina oltre la metà di gennaio.
Le feste si sovrappongono, a volte si confondono. I giorni non hanno contorni netti e il calendario, per un po’, smette di essere una guida affidabile.
La notte del 31 dicembre
La notte del 31 dicembre resta il centro di tutto. È il momento in cui le città si riempiono e le famiglie si ritrovano, anche solo per poche ore. Le tavole vengono preparate con cura che raramente si ripete durante l’anno.
Il Natale, celebrato secondo il calendario ortodosso il 6 gennaio, arriva dopo. È più silenzioso, meno esposto.
Poi, il 13 gennaio, c’è un’altra data che conta: il Vecchio Capodanno. Arriva tardi, quando tutto il fervore delle festività si è già abbassato. Resta un’ultima pausa prima che l’anno trovi un assetto stabile.
Questa scansione doppia nasce da una frattura antica nel modo di contare i giorni. Quando l’inizio dell’anno venne fissato alla fine di dicembre, il Caucaso cristiano seguì un’abitudine già diffusa altrove. Il calendario religioso, però, rimase ancorato a un tempo diverso.
Da allora, l’anno nuovo arriva due volte: la prima è rumorosa, la seconda passi quasi inosservata.
Le decorazioni
Nel corso del Novecento, le feste religiose persero spazio pubblico. Il Capodanno finì per assorbire usanze che altrove appartengono al Natale. I regali, l’albero addobbato, l’attesa della mezzanotte si concentrano tutti nella stessa sera.
Ancora oggi, per molte famiglie, il 31 dicembre è il giorno che tiene insieme tutto il resto, quello che viene dopo è una coda.
Gli oggetti non cambiano molto. L’albero viene montato e smontato seguendo una sequenza che tutti conoscono. Le decorazioni spesso hanno qualche hanno sulle spalle. Il cibo viene preparato in anticipo e disposto in modo che possa restare sul tavolo a lungo.
Nessuno ha fretta di chiudere la serata.
A mezzanotte si brinda, ma il passaggio resta quasi formale. La festa continua, senza accelerazioni.
Un altro albero
In Georgia, accanto all’abete, compare un altro albero. Si chiama chichilaki. È fatto a mano, partendo da un ramo di nocciolo o di noce, intagliato fino a ottenere riccioli chiari. Viene decorato con bacche rosse, frutta secca, nastri e alla fine delle feste viene bruciato.

Dopo le feste
Le celebrazioni si chiudono con il Battesimo, tra il 18 e il 19 gennaio. È pieno inverno. In alcune zone le persone si avvicinano all’acqua nonostante il freddo, portando avanti una consuetudine che appartiene più alla tradizione che alla fede personale.
Dopo, il calendario torna a funzionare come ci si aspetta.
Da fuori, questa successione di date può sembrare eccessiva, ma da dentro ha una sua logica. Il cambiamento non viene concentrato in un solo punto, è distribuito.
C’è tempo per rallentare.
C’è tempo per rientrare nella vita ordinaria.
Quando le feste finiscono, non c’è un segnale preciso. Le luci vengono spente. L’albero sparisce da un angolo del soggiorno, le tavole tornano a essere quelle di sempre.
Fuori, l’inverno si fa sempre più rigido.
A quel punto, l’anno nuovo è già cominciato da un pezzo. La vita quotidiana riprende spazio e il tempo ricomincia a scorrere come sempre.