Cosa visitare a Suzdal? Tante cose, ma non perdetevi le Isbà del Museo di Architettura in legno

L’isbà è la caratteristica casa campagnola russa fatta di tronchi scortecciati appena squadrati incastrati gli uni sugli altri e le fessure coperte da muschio catramato. Nelle favole era la casa di Baba Yagà (strega buona o cattiva a seconda della favola), la sua “casetta sulle zampe di gallina” è un’immagine abbastanza tipica del folklore russo. Dai tempi degli antichi Slavi fino ai primi del Novecento è stata un tipo di abitazione molto diffusa e ora sta nuovamente tornando di moda. Una stanza non riscaldata fungeva da ingresso e dispensa ma per il resto era una dimora calda. Il nome è storia affascinante dei contatti tra gli Slavi e le popolazioni romanizzate del Danubio. Isba deriva dal latino istuba trasformato nel tedesco antico stuba, nell’italiano stufa, nel francese etuve e nello slavo antico ist’ba. Così importante la sufa (o forno) da finire con l’indicare la casa stessa! Ed in effetti l’intera casa si sviluppava intorno al focolare. Sotto la stufa c’era lo spazio per tenere piatti e stoviglie, ma era anche la dimora del domovoi, spirito protettore della casa e della famiglia che non si preoccupava di convivere con le icone cristiane, posizionate in un angolo specifico della casa detto “angolo rosso” o “sacro”. Ah..Il fantastico sincretismo religioso slavo che adoro!

Il marchese de Custine, viaggiatore francese autore di un prezioso diario di viaggio, descriveva così la casa di un ricco contadino nel Nord della Russia:

entro sotto il grande portico che occupa la maggior parte dell’abitazione rustica..Vicino a questa straordinaria rimessa si apre una sala bassa e poco spaziosa..mi credo nella stanza principale di un qualche battello piatto navigante su un fiume, anche mi pare di stare dentro un tino; tutto è di legno: le pareti, il soffitto, il pavimento, il tavolo, le sedie..”

Troppo delicate le sue narici, così descrive l’odore dell’isba: “..nonostante le correnti d’aria, sono assalito dall’odore di cipolle, di cavoli acidi e di vecchio cuoio grasso che esalano i villani e i villaggi russi”. Beh, un pò dobbiamo dargli ragione, ma in realtà a dispetto della descrizione che ne dà il marchese, l’isba è caratterizzata da una inconfondibile e piacevole atmosfera fatta del delicato odore di resina e legno, del profumo delle erbe aromatiche messe a seccare e del pane appena sfornato.

Nella sua costruzione i contadini erano molto attenti ad ogni particolare: dalla scelta del luogo, al taglio degli alberi da utilizzare a tutti i riti propiziatori. Nella facciata principale non si trova mai la porta, posta lateralmente, ma solo finestre. E questo le conferisce un aspetto tutto particolare!

Trattandosi di una costruzione in legno è molto difficile la conservazione, e poche sono giunte fino a noi dai secoli passati. Ma in Russia troverete un po’ ovunque i famosi Musei dell’Architettura in legno che ricostruiscono gli antichi villaggi e vi permetteranno di fare un tuffo nel passato contadino. Quello bellissimo di Suzdal raccoglie strutture in legno sopravvissute nella regione risalenti al XVIII-XIX secolo: la Casa con mezzanino dal villaggio di Tynza, la Casa a due piani appartenuta a contadini agiati dal villaggio di Log, l’Izba di contadini del villaggio di Il’kino, i Mulini dal villaggio Moschok, i pozzi e i carri dal villaggio di Kol’zov, e due chiese provenienti anch’esse da villaggi limitrofi. Queste strutture in legno erano realizzate senza chiodi e per questo potevano essere smontate e trasportate. Si utilizzava sempre legno di conifere, di solito pino o larice, mentre il tetto era in pioppo tremolo, giallo quando è fresco, col tempo diventa un bel grigio argento.

Suzdal è un minuscolo paesino immerso nel verde più verde della campagna russa. Carico più di chiese e monasteri che di case. Vive essenzialmente di turismo e agricoltura (è rinomata per il cetriolo e il medovukha – una bevanda fermentata, simile all’idromele, a base di miele e linfa di betulla). Qui è possibile riscoprire la vita tradizionale dei contadini russi in un contesto in cui il tempo sembra dilatarsi e scorrere lentamente, proprio come il fiume Kamenka che attraversa la città.

 

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