Chateau Makhrani Mastro Matrioska Mastro Viaggiatore Georgia

Il vino dei re: Château Mukhrani, l’ultima casa della monarchia georgiana

C’è un cancello, a una trentina di chilometri da Tbilisi, che sembra non appartenere alla Georgia. Dietro, un viale di cipressi conduce a un palazzo color miele con tetti spioventi e torrette che sembrano usciti dalla Loira e non dal Caucaso.

Proprio qui, tra le vigne della valle di Mukhrani, si racchiude una delle storie più affascinanti e meno raccontate d’Europa, quella di un regno che non c’è più e della famiglia che ha continuato a coltivarne la memoria un filare alla volta.

Benvenuti a Château Mukhrani.

Un regno antico

Per capire davvero il significato di questo luogo, bisogna fare un passo indietro di oltre mille anni.

La dinastia Bagrationi è una delle più antichi stirpi cristiane regnanti della storia europea, con radici che secondo la tradizione genealogica georgiana risalgono addirittura al biblico re Davide.
Per secoli i Bagrationi hanno governato i regni di Kartli, Kakheti e Imereti, tenendo insieme un piccolo paese cristiano incastonato tra imperi musulmani, in equilibrio perenne tra Persia, Impero Ottomano e, più tardi, Russia.

Fu proprio la Russia, alla fine, a scrivere l’ultimo capitolo del regno indipendente. Nel 1801, lo zar Alessandro I annesse il regno di Kartli-Kakheti all’impero russo, violando il trattato di Georgievsk che avrebbe dovuto garantirne l’autonomia sotto protezione russa.
E fu così che la corona georgiana, che aveva resistito a invasioni mongole, persiane e ottomane, si dissolse non sul campo di battaglia ma su una scrivania di San Pietroburgo.

Le dinastie, però, quando sono davvero antiche, non spariscono mai del tutto. Si trasformano.

Il principe che tornò da Bordeaux con un’idea

Passano settant’anni.
Siamo nell’Ottocento e i discendenti dei Bagrationi vivono ormai come nobili dell’impero russo, privati della corona ma non delle terra. È in questo mondo che entra in scena Ivane Mukhranbatoni, principe della casata di Mukhrani.

Ivane fa qualcosa che nessun altro georgiano aveva fatto prima di lui: parte per la Francia. Studia il vino nei Château di Bordeaux e nelle Maison di Champagne, e non attraverso i racconti tramandati di generazione in generazione come si era soliti fare in Georgia, Paese che rivendica con orgoglio di essere la culla mondiale della viticultura.
Ivane torna poi a casa nel 1876 con un’idea rivoluzionaria: portare in Georgia il concetto stesso di Château, un luogo dove vigna, cantina e residenza nobiliare diventano un’unica narrazione.

Nel 1878 esce la prima annata.
Nel frattempo, tra il 1873 e la fine del decennio, sorge il palazzo: dodici anni di costruzione, architetti francesi chiamati apposta per disegnare qualcosa che il Caucaso non aveva mai visto. Château Mukhrani diventa in breve tempo molto più di una tenuta vinicola: è un salotto d’Europa piantato nel cuore della Georgia, dove scrittori, poeti e diplomatici si fermano come tappa obbligata.

Un secolo di silenzio

Poi arriva il Novecento, e con esso la tempesta. La rivoluzione bolscevica travolge tutto ciò che profuma di nobiltà. La famiglia viene dispersa, molti Bagrationi – Mukhraneli finiscono in esilio in Spagna, Francia e Italia, portando con sé solo il nome e la memoria di un regno e di un palazzo lasciati alle spalle. Il castello stesso, nazionalizzato, sopravvive per decenni come ombra di sé stesso mentre a migliaia di chilometri di distanza i discendenti della casa reale continuano, generazione dopo generazione, a tramandarsi un titolo che nessuno stato riconosce più ufficialmente, ma che la storia genealogica non ha mai smesso di custodire.

Uno dei risvolti più curiosi di questa storia è che ancora oggi la famiglia Bagrationi – Mukhrani rivendica, per diritto di primogenitura, la testa della casa reale di Georgia, un lignaggio che dal 1957 si considera il ramo più anziano superstite dell’intera dinastia. I legami non sono rimasti solo simbolici: nel 2014 un discendente della casata fu tra gli invitati all’incoronazione di re Felipe VI di Spagna, a testimonianza di quanto le corti d’Europa, pur spogliate del potere, restino intrecciate tra loro come le radici di un’unica vigna.

Il ritorno: un restauro durato anni

Per gran parte del Novecento, Château Mukhrani resta un fantasma bellissimo e silenzioso. Solo negli ultimi decenni, dopo l’indipendenza della Georgia, comincia il lungo cammino del recupero: prima le vigne, poi le antine ottocentesche scavate nel sottosuolo, infine il palazzo stesso, restituito al suo splendore attraverso un restauro meticoloso.

Quando le porte si sono riaperte al pubblico, il risultato ha lasciato senza fiato anche i georgiani più scettici. Gli interni sono stati reinventati dal designer Juan Pablo Molyneux, capace di fondere l’eleganza ottocentesca con un tocco contemporaneo quasi onirico. Al primo piano, le sale raccontano ancora oggi la storia della famiglia attraverso ritratti e cimeli che celebrano le imprese militari dei Bagrationi e la figura del principe Ivane. Al secondo piano, sorprendentemente, il racconto si allarga: ambienti ispirati alle antiche case da tè georgiane convivono con atmosfere che richiamano la costa del Mar Nero, in un dialogo tra le mille anime culturali del paese.

Fuori, ad aspettare i visitatori, ci sono oltre cento ettari di vigneti dove si coltivano varietà autoctone quasi introvabili altrove: Goruli Mtsvane, Chinuri, Tavkveri, Shavkapito, nomi che suonano come formule magiche e che raccontano, meglio di ogni libro di storia, l’identità millenaria del vino georgiano. C’è persino una scuderia ottocentesca, restaurata, che ricorda i tempi in cui i cavalli, non le automobili, percorrevano quel lungo viale di cipressi.

Perché vale la pena andarci

Château Mukhrani è uno dei rarissimi luoghi al mondo dove si può camminare fisicamente dentro la storia di una monarchia che tecnicamente non regna più da oltre due secoli, ma che non ha mai smesso, nemmeno per un giorno, di raccontare sé stessa, prima attraverso l’esilio e la memoria, poi attraverso un bicchiere di vino.

Sorseggiare un Chinuri prodotto nella stessa terra dove il principe tornato da Bordeaux immaginò di costruire il primo château di Georgia: ecco cosa significa davvero visitare Mukhrani. Si tratta di turismo del vino, ma anche turismo della Georgia che resiste, che si trasforma e che infine ritrova le chiavi di casa propria.

Condividi e dillo agli amici!