Racconti di un viaggio in Russia. Prima parte

San Pietroburgo 14/08/2019

La nostra avventura è iniziata qui. Aeroporto di Torino, un pomeriggio di metà agosto. Ansie ed emozioni! Otto persone, ben assortite come una scatola di cioccolatini. Mai fatto una vacanza con così tante persone! Otto persone con ritmi e idee di vacanza diverse perciò mi chiedo se la convivenza funzionerà. Otto persone che si sono fidate di questa pazza che ama la Russia come se fosse la sua Patria e che riesce ad innamorarsi anche dei difetti e dei profondi contrasti di questo Paese. Piacerà agli altri l’itinerario che ho studiato? Le scelte che ho fatto? Quindi in questi racconti ho deciso di dare la parola anche ai miei compagni di viaggio. E poi c’è l’emozione di tornare in Russia.

Atterrati a San Pietroburgo incontriamo l’autista che ci accompagna in centro. Per tutto il viaggio guardo fuori dal finestrino la città scorrere e mi sento felice di essere di nuovo qui. La sensazione è sempre quella di sentirsi un pò a casa. Qui e a Mosca abbiamo scelto di condividere un appartamento. Ed in effetti ci sono stati momenti divertenti! Come preparare la cena tutti insieme o rilassarsi davanti ad un bicchiere di vino comodamente sul divano al ritorno da una lunga giornata in città! Anche se arriviamo piuttosto tardi il padrone di casa ci consegna le chiavi personalmente. Timur è un personaggio simpatico dai tratti un pò asiatici, chiede a tutti i suoi ospiti di portare un souvenir dal proprio paese per collezionarli. Ne abbiamo trovato uno trash il giusto, che il nostro Alessandro ha dovuto acquistare con suo sommo gaudio! Timur mi spiega tutto quello che c’è da sapere sull’appartamento e quando giunge il momento della consegna del souvenir tutto contento e con orgoglio mi mostra la vetrinetta con i regali degli ospiti da tutto il mondo! Devo dire che alla fine la nostra macchinina (siamo di Torino, vuoi non regalargli una macchinina…) era meno peggio di quanto pensassi!

San Pietroburgo 15/08/2019

Al mattino di buon ora sono sveglia, Piter mi aspetta. Per la prima volta la vedo senza la neve.  Il cielo è blu e l’aria fraschetta, a metà agosto le temperature iniziano ad abbassarsi.  Il nostro appartamento si trova vicinissimo a Nevskij Prospekt perciò in un attimo arriviamo su quella che è la via centralissima e più famosa della città (qui vi ho già raccontato un pò di cose). Super turistica ovviamente, ma indubbiamente impossibile saltarla. Quasi ci perdiamo il cinema Aurora, ben nascosto all’interno di un cortile. Appena pochi passi più in là Eliseev (Купцов Елисеевых), il paradiso dei buongustai. Come al solito prima di entrare, mi appiccico con il naso alla ormai famosa e scenografica vetrina, quei dieci minuti! Questa volta la mia attenzione è catturata dalla statuetta di un maggiordomo sopra un cumulo di salsicce e da quella di un cuoco sopra una scatoletta che tiene una lepre per le orecchie e una mucca per la coda. E vogliamo parlare del trombettista sulla forma di formaggio? Quando finalmente riesco a scollarmi, richiamo la ciurma ed entriamo. Come tutti i locali storici è affollato di turisti, ma vale la pena entrare e gustarsi l’atmosfera.

Arriviamo al caffè Abrikosov e non ci si può lasciar scappare l’occasione di fare una sosta in questo bellissimo caffè. L’interno, con le sue pareti rivestite di legno, specchi e stampe cinesi è caldo e accogliente. Per fortuna quando arriviamo è quasi deserto -cosa stranissima- e troviamo facilmente un tavolo.

Dopo la colazione proseguiamo verso la piazza dell’Ermitage.  Imponente e maestosa, le dimensioni sono impressionanti, e infatti vedo lo stupore negli occhi di tutti i miei compagni che per la prima volta ci mettono piede. Le nostre strade per oggi si dividono. Una parte del gruppo passerà il pomeriggio tra le sale di questo immenso museo, mentre io e Luca ci dirigiamo al Monastero di Aleksandr Nevskij esattamente nella direzione opposta. Con la metropolitana arriviamo proprio di fronte al complesso che custodisce due importanti cimiteri oltre al monastero stesso con le sue chiese, i suoi edifici e l’annesso cimitero. La quantità di turisti qui è decisamente minore. Questo monastero, voluto da Pietro il Grande è una Lavra– nella gerarchia dei monasteri maschili è il grado più importante. Appena poche decine di metri dopo l’ingresso nel territorio del monastero, uno di fronte all’altro si trovano due cimiteri: San Lazzaro e Tikhvin. Nel primo riposano alcuni grandi architetti: Starov, Quarenghi e Rossi. Noi decidiamo di visitare il secondo. Ospita le tombe di alcuni tra i più importanti giganti della cultura russa e per noi musicisti è una vera e propria Mecca: Tchaikovsky, Borodin, Musorgskij, Rimskij-Korsakov e Glinka. Ma poi ci sono anche il coreografo Marius Petipa, e due grandi scrittori come Dostoevskij e Krylov- famoso scrittore di favole russe-, nonché il grande statista Speranskij.

A San Pietroburgo il tempo cambia abbastanza in fretta. Quando usciamo dal cimitero e andiamo verso il monastero, che si trova  appena oltrepassato un ponte sul canale, il tempo è un po’uggioso, ma questo gli conferisce un fascino decadente tutto particolare. Girovagando tra le tombe del cimitero all’interno del monastero, la cosa che mi ha incuriosito di più è stata la grande quantità di sorbi rossi. Tanto da iniziare a fare qualche ricerca, scoprendo che in molte tradizioni del nord il sorbo era l’albero della rinascita. Ad esempio in Scozia simboleggiava il ritorno alla vita dopo la morte. Se ci sia un collegamento non lo so, ma la storia è curiosa!

Nell’attesa che i nostri amici riemergano dalle sale dell’Ermitage decidiamo di prendere un tè caldo. Saliamo su un autobus, così da goderci un po’ la vista (e il traffico) della città dal finestrino. O almeno così pensavo, perché invece la bigliettaiasì in Russia sui mezzi pubblici ci sono ancora i bigliettai– decide di iniziare a fare un po’ di conversazione con me. Scendiamo a pochi passi dal Biblioteka –bel locale, accogliente e con un’atmosfera di stile su Nevskij Prospekt- che ormai è diventata una tappa fissa a San Pietroburgo e mi gusto una favolosa tazza di tè.

Quando finalmente ci ritroviamo con gli altri è ora di cena. Facciamo un po’ di strada perché ci hanno consigliato il ristorante Teplo ed in effetti il posto è veramente carino e caratteristico solo che purtroppo è strapieno e non se ne parla di fare cena fino a tardi. Alla prossima volta… Così ripieghiamo su un normalissimo pub irlandese, che però ci riserva un ottima cena.

San Pietroburgo 16/08/2019

La giornata inizia con una bella passeggiata per arrivare alla Cattedrale del Salvatore sul Sangue Versato. Decidiamo di evitare il corso Nevskij e fare strade secondarie un po’ meno trafficate. Arriviamo alla cattedrale dalla strada che costeggia il Museo Russo. La chiesa fu costruita per commemorare la morte di Alessandro II, l’imperatore assassinato proprio nel luogo dove essa sorge. Entrare in questo luogo è un’esperienza indimenticabile. La prima cosa che cattura lo sguardo sono gli affreschi blu e oro che ricoprono tutta la superficie, ma ben presto ci si rende conto che gli affreschi non sono l’unica cosa interessante. L’iconostasi con la sua ricca Porta Santa è quasi abbacinante.  Ma la mia attenzione è stata catturata  in particolare dal Kiot o Kivot. Una specie di armadietto o scaffale per le icone che serve a proteggerle. E’ stato realizzato da maestri di Ekaterinburg in stupenda rodonite rosa, porfido di Korgon e diaspro.

La mattina facciamo ancora un giro all’interno di Dom Knigi. Colgo l’occasione per comprare una versione in russo del Piccolo Principe, un libro di favole degli Urali e una guida un pò atipica di San Pietroburgo. Ogni volta che entro in questa libreria mi perdo tra i suoi piani e gli scaffali. Uscendo decido di curiosare dentro la cattedrale di Kazan (che onestamente non mi è piaciuta particolarmente). Una lunga fila di persone se ne stava in coda nell’attesa  di rendere omaggio all’icona della Vergine. Nel pomeriggio visitiamo palazzo Peterhof. Arrivati al molo delle imbarcazioni, che si trova proprio di fronte all’Ammiragliato, incontriamo la nostra guida Irina, e la mia amica Nina che mi ha sopportato e supportato per tutta l’estate nella programmazione di questo viaggio. Ci imbarchiamo sull’aliscafo Meteor con Irina, la nostra simpatica guida che parla un italiano impeccabile. Durante il viaggio, che dura circa 40 min. ci racconta qualche aneddoto e curiosità. Come quello del pesce koriushka,  piccolo e sottile che odora di cetriolo, e che giunge nelle acque della Neva annunciando l’arrivo della primavera. Porta con sé l’inizio della stagione calda e l’allegria insieme alle insegne dei ristoranti che lo propongono nei loro menu. Si può mangiare alla griglia, marinato, cotto nel vino ma mi assicura che il miglior modo per gustarlo è semplicemente fritto.

Quando arriviamo al molo ai giardini inferiori, inizio ad emozionarmi all’idea che sto per visitare questa famosa reggia. Con le sue cascate sceniche, i suoi bei giardini curati, i giochi d’acqua delle fontane e lo sfarzo del Palazzo. Costeggiando il canale che collegava la residenza al mare, arriviamo ai piedi della Grande Cascata. Quando si arriva qui è proprio impossibile non rimanere catturati dallo spettacolo che si ha davanti agli occhi. Sali le scale non riuscendo a distogliere lo sguardo da quella foresta di statue dorate, dai getti d’acqua i cui spruzzi ti arrivano vaporizzati sul viso, dal bel pavimento a scacchi bianco e nero.

Gli interni della residenza hanno stili diversi: chinoiseries nello Studio Cinese e nel salottino della suite imperiale con preziose tappezzerie di seta; la sontuosità barocca della Sala da Ballo con le sue grandi finestre che la rendono luminosissima; l’eleganza della Sala del Trono di cui colpiscono i lampadari  con cristalli color ametista a forma di foglia di quercia. Passeggiando per le sale del palazzo, piuttosto velocemente vista la folla di visitatori, Irina ci racconta della famiglia imperiale. Ci racconta dei 15.000 abiti di Caterina la Grande che la obbligavano a cambiarsi 5 volte al giorno, delle belle figlie di Nicola I purtroppo morte molto giovani, di come Pietro il Grande amasse prendersi gioco dei suoi ospiti (infatti ricordavo di come tutti fossero terrorizzati non sapendo che reazione aspettarsi dal sovrano). Usciti dal palazzo accediamo alla Grotta dietro la Grand Cascade. Un tempo utilizzata per piccole feste, come era usanza nei palazzi nobiliari. E qui si trova anche tutto il sistema di tubature che alimenta le fontane della Cascata, che inizialmente erano in legno. Fontane sono disseminate un po’ ovunque e sono tutte d’effetto, in tutto il complesso ce ne sono 144 più 3 cascate.

Palazzo Peterhof, come tutto qui in Russia, ha dimensioni veramente impressionanti, perciò la camminata attraverso i suoi giardini è piuttosto lunga e può risultare stancante. Quando torniamo al molo per il viaggio di rientro a San Pietroburgo vorremmo staccarci i piedi e le gambe.

Condividi e dillo agli amici!