04 Ago Tashkent: 10 capolavori del modernismo che (forse) non ti aspetti
C’è una città in Asia Centrale dove il cemento armato racconta le stesse storie che altrove si affidano a marmo e mosaici antichi. Dove una cupola può ricordare tanto una moschea quanto un’astronave, e dove una stazione della metropolitana ti accoglie con ceramiche blu che sembrano condurti dritti nello spazio. Quella città è Tashkent, e da pochi giorni il mondo ha deciso di guardarla con occhi nuovi.
Il 27 luglio 2026, durante la 48esima sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale UNESCO riunita a Busan, in Corea del Sud, dieci edifici della capitale uzbeka sono stati iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale.
Non è un riconoscimento qualsiasi: l’Uzbekistan diventa così il primo paese dell’Asia Centrale a vedere la propria architettura del Novecento entrare nel club più esclusivo del patrimonio culturale mondiale, e questi edifici, costruiti tra gli anni ’60 e i primi anni ’90, sono ufficialmente le costruzioni più “giovani” mai inserite nella lista.
Se sei un viaggiatore curioso, uno di quelli che in vacanza cercano qualcosa di più di una foto ricordo, questa è una notizia che merita spazio nella tua prossima valigia. Ti raccontiamo perché, portandoti attraverso i dieci luoghi che hanno reso possibile tutto questo.
Una città che è dovuta rinascere
Per capire il modernismo di Tashkent bisogna partire da un momento preciso: le 5:23 del mattino del 26 aprile 1966.
Un violento terremoto colpisce la città e ne distrugge gran parte del centro storico. Da quella ferita, gli uzbeki si sono rialzati ricostruendo una capitale da zero, mettendo insieme le ambizioni internazionali del modernismo con il clima, l’artigianato e le tradizioni spaziali dell’Asia Centrale.
Il risultato è un laboratorio urbano unico: architetti sovietici che sperimentano schermature solari, cortili, ceramiche e mosaici ispirati alle tradizioni locali, unendo la standardizzazione del cemento armato a soluzioni pensate per il caldo torrido e per il rischio sismico. Nasce così un linguaggio architettonico che oggi, a distanza di sessant’anni, l’UNESCO riconosce come di “eccezionale valore universale”.
Ed ecco, uno per uno, i dieci protagonisti di questa storia.
Il palazzo del cinema Alisher Navoi: dove tutto è iniziato
Partiamo dal più antico e, per molti, il più iconico: il Cinema Alisher Navoi, conosciuto anche come Cinema Panoramico, costruito tra il 1962 e il 1964.
Il suo volume cilindrico, ispirato a una colonna dorica, custodisce una delle prima sale immersive dell’URSS per la visione di film panoramici e a schermo largo. Gli storici lo definiscono senza mezzi termini il capolavoro assoluto del modernismo di Tashkent.
Se cammini per il centro città, riconoscerai subito la sua forma insolita: un cilindro che sembra sospeso tra passato e futuro.
Il Circo di Stato: acrobazie di cemento

Inaugurato nel 1975 dopo dieci anni di lavoro, il Circo di Stato rompe con i modelli standard sovietici.
Tremila posti a sedere sotto una struttura in acciaio e cemento armato progettata su misura per rispondere al clima e ai rischi sismici della città. Certo, è un luogo di spettacolo, ma è anche un manifesto di come l’ingegneria locale abbia saputo reinventare una tipologia edilizia tipicamente standardizzata.
Il Museo di Storia: la piazza che diventa edificio

Costruito tra il 1968 e il 1970, il Museo Statale di Storia è uno dei primissimi musei modernisti dedicati a Lenin in tutta l’Unione Sovietica.
Sorge come una cerniera urbana tra due grandi piazze della città, e nella sua struttura convivono il linguaggio della modernità e riferimenti all’architettura regionale. Un edificio-ponte, letteralmente e simbolicamente.
Il Museo d’Arte: geometria e luce
Realizzato tra il 1967 e il 1974, il Museo statale delle Arti gioca con geometrie quadrate e un atrio a quattro piani che porta la luce nel cuore dell’edificio. È il punto in cui l’astrazione modernista dialoga con l’ordine matematico e i materiali sperimentali dell’architettura centroasiatica: un museo che è anche opera d’arte di sé stesso.
Il Palazzo dell’Amicizia dei Popoli: il gigante buono

Costruito tra la seconda metà degli anni ’70 e il 1981, il Palazzo dell’Amicizia dei Popoli è il più grande edificio congressuale e concertistico modernista di Tashkent. I suoi profondi schermi a griglia non sono solo un tratto estetico: controllano l’esposizione solare e la visibilità, un esempio perfetto di come la forma segua il clima e non solo la funzione.
La sala espositiva centrale dell’Accademia delle Arti: mosaici in verticale
Tra il 1972 e il 1974 prende vita questo edificio espositivo multilivello, sollevato su un podio civico.
Le sue facciate plissettate, decorate con mosaici geometrici e floreali, legano la composizione modernista alla lunga tradizione dell’arte monumentale uzbeka. Un edificio che va guardato da vicino, per cogliere il dettaglio artigianale nascosto nella grande scala architettonica.
L’edificio residenziale Zhemchug: la mahalla che sale in verticale
Costruito tra il 1975 e il 1985, l’edificio residenziale Zhemchug, che in russo significa “perla”, è un esperimento di sedici piani sulla convivenza collettiva. La sua struttura monolitica in cemento e i cortili comunitari sospesi traducono in altezza la logica sociale e spaziale della mahalla, il tradizionale quartiere-comunità dell’Asia Centrale. È forse l’edificio che meglio racconta come il modernismo qui non abbia mai smesso di essere, prima di tutto, un progetto sociale.
Il mercato di Chorsu: le cupole del bazar reinventate

Se c’è un luogo che ogni viaggiatore a Tashkent visita quasi per istinto è il Mercato di Chorsu, costruito tra il 1983 e il 1990 sul sito dello storico bazar della città. Le sue cupole turchesi non sono un vezzo decorativo: reinterpretano in chiave moderna l’intensità spaziale del mercato tradizionale centroasiatico.
Qui il modernismo smette di essere un’astrazione europea e diventa esperienza viva, quotidiana, fatta di odori di spezie e voci di venditori.
La stazione della metropolitana Kosmonavtlar: un viaggio nello spazio, sottoterra

Tra il 1982 e il 1984 nasce quella che è probabilmente la stazione della metropolitana più fotografata dell’intera Asia Centrale: Kosmonavtlar.
Piastrelle ceramiche blu digradanti, colonne rivestite di vetro, giochi di luce e medaglioni con ritratti trasformano un’infrastruttura di trasporto in una narrazione dedicata al volo spaziale, alla scienza e all’aspirazione collettiva. Scendere in questa stazione è un po’ come entrare in un capitolo di fantascienza sovietica rimasto sospeso nel tempo.
La Grande Fornace Solare di Parkent: scienza e paesaggio

L’unico dei dieci siti che si trova fuori città, tra le colline a est di Tashkent: il Grande Forno Solare (Big Solar Furnace), costruito tra il 1981 e il 1987.
Un complesso scientifico monumentale che concentra la luce solare su un enorme specchio parabolico per la ricerca sui materiali ad alte temperature. Ingegneria solare all’avanguardia, incastonata in un paesaggio quasi lunare, con un programma artistico e architettonico che lo rende unico al mondo.
Perché conviene mettere Tashkent in agenda ora
Con questa iscrizione, l’Uzbekistan porta a sette i suoi siti UNESCO, cinque culturali e due naturali, e conquista, dopo 25 anni, un nuovo riconoscimento nazionale. Molti di questi edifici sono ancora pienamente vivi, utilizzati ogni giorno dagli abitanti della città. Non stiamo parlando di rovine da osservare dietro un cordone, ma di una metropolitana che si prende ancora, un mercato dove si fa ancora la spesa, di un museo che si visita con tranquillità.
Questo è ciò che rende un viaggio a Tashkent diverso da tanti altri itinerari “da lista UNESCO”: qui il patrimonio mondiale si attraversa, si vive, si tocca con mano nella quotidianità di una città che sta riscoprendo con orgoglio la propria storia recente.
Se il modernismo sovietico ti affascina, se ami le architetture che raccontano storie di rinascita, o se cerchi una destinazione fuori dai circuiti più battuti ma già scritti nei libri di storia dell’architettura contemporanea, forse è il momento di iniziare a pensare al tuo prossimo viaggio verso l’Uzbekistan.