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Vulcano Ijen, il lago acido e le fiamme blu dell’est di Giava

Nell’estremo lembo orientale di Giava, quando è ancora notte e i villaggi dormono sotto una coltre di nebbia tropicale, una fila di torce inizia a salire lungo un fianco della montagna.

Sono viaggiatori, guide e minatori che si muovono nel buio verso il cratere del Kawah Ijen, uno dei vulcani più sorprendenti dell’Indonesia, e uno dei pochi al mondo capace di restituire, insieme, bellezza e sgomento.

Dove si trova il vulcano Ijen

Il Kawah Ijen si trova nella parte orientale dell’isola di Giava, all’interno del complesso vulcanico di Ijen, una vasta caldera che occupa circa venti chilometri di diametro.

L’area appartiene alla regione di Banyuwangi, non lontano dallo stretto che separa Giava da Bali. Per questo motivo il vulcano viene spesso inserito negli itinerari che collegano le due isole: molti viaggiatori raggiungono Ijen dopo aver esplorato Yogyakarta o il Monte Bromo, per poi proseguire verso Bali. La montagna raggiunge circa 2.386 metri di altitudine e ospita uno dei laghi vulcanici più particolari del pianeta.

Il lago acido e turchese del Kawah Ijen

Quando il sole inizia a illuminare il cratere, il paesaggio si trasforma completamente.

Dove prima c’erano soltanto oscurità e vapori, compare una distesa d’acqua di un verde turchese intenso, quasi innaturale. È il lago acido del Kwah Ijen, considerato uno dei più acidi al mondo.

Il suo colore deriva dalla composizione chimica delle acque, sature di zolfo e minerali disciolti. La superficie appare calma, quasi immobile, ma sotto quella quiete si nasconde un ambiente estremo, dove il pH può raggiungere livelli prossimi allo zero, vicini a quelli dell’acido solforico da laboratorio.

Le fumarole che emergono lungo le pareti del cratere rilasciano continuamente gas solforosi, creando nuvole bianche che il vento sposta rapidamente attraverso il paesaggio. Gli occhi bruciano, il respiro diventa affannoso e si capisce immediatamente perché è caldamente consentito indossare una maschera antigas.

Le fiamme blu del vulcano Ijen

Le cosiddette blue flames hanno contribuito molto alla fama internazionale del Kawah Ijen, ma spesso vengono scambiate, erroneamente, per colate di lava blu.

Il fenomeno nasce dai gas solforosi che fuoriescono dalle fratture del vulcano a temperature superiori ai 600°C. Quando questi gas entrano in contatto con l’ossigeno e si incendiano, producendo fiamme di un colore blu elettrico, visibili soprattutto con il buio. Al sorgere del sole diventano progressivamente meno evidenti, principale motivo per cui molte escursioni iniziano poco dopo mezzanotte.

In certi momenti le fiamme sembrano scorrere lungo la roccia come piccoli fiumi luminosi, trasformando il cratere in uno scenario impossibile da replicare in altre parti del mondo. È un fenomeno raro, il Kawah Ijen è uno dei pochi luoghi al mondo in cui sia possibile osservarlo con questa intensità e a una distanza ravvicinata.

I minatori dello zolfo

C’è un’altra figura che si incontra sul sentiero.

È quella dei minatori che scendono nel cratere ogni giorno (anche due volte al giorno), nonostante sia estremamente pericoloso, per estrarre blocchi di zolfo solidificato che si formano vicino alle fumarole. Il materiale, di un giallo acceso, viene raccolto con strumenti rudimentali e caricato in grandi ceste di bambù. I carichi alle volte possono superare i 70 chili e viene tutto trasportato sulle spalle lungo sentieri stretti e attraverso vapori sulfurei.

Le mani di questi uomini sono callose e gialle. Le scarpe, spesso, sono semplici sandali di gomma e raramente indossano maschere adeguate.

Per decenni queste immagini hanno rappresentato una delle testimonianze più crude del rapporto tra umano e vulcani in Indonesia.
Oggi il turismo ha trasformato in parte l’economia locale, e alcuni minatori si sono convertiti a guide o venditori di souvenir ricavati dallo stesso zolfo che estraggono, molti altri invece continuano ancora a scavare, ogni mattina, prima che i turisti si sveglino.

L’escursione a Kawah Ijen

La salita verso il cratere non è tecnicamente difficile, ma richiede preparazione fisica e, ovviamente, la voglia di svegliarsi nel cuore della notte.

Il sentiero principale parte dall’area di Paltuding e attraversa circa 3 chilometri in costante salita.
Il dislivello non è estremo, ma l’orario notturno, le temperature più basse e l’aria sempre più carica di zolfo rendono l’esperienza impegnativa.
Molti gruppi partono tra l’una e le due del mattino con l’obiettivo di raggiungere il bordo del cratere prima dell’alba, osservare le fiamme blu e assistere al graduale cambiamento del paesaggio con la luce del giorno.

Quando andare al vulcano Ijen

Il periodo generalmente più favorevole coincide con la stagione secca indonesiana, tra maggio e ottobre. In questi mesi il clima è più stabile e la visibilità migliore, due fattori decisivi per un’escursione che dipende interamente dalle condizioni atmosferiche.

Durante la stagione delle piogge i sentieri possono diventare scivolosi e la nebbia può coprire il cratere nei momenti peggiori. Le temperature in quota possono sorprendere anche i più preparati, quindi portare sempre un abbigliamento a strati.

Perché visitare il vulcano Ijen

L’Ijen non è soltanto una meta naturalistica.

È un luogo in cui convivono elementi difficilmente conciliabili: il fascino geologico di un vulcano attivo, un lago tra i più estremi al mondo, così come estremo è il lavoro di alcuni uomini che lo scalano ogni giorno.

Molti viaggi in Indonesia cercano il mare, le risaie o i templi.

Il Kawah Ijen propone qualcosa di diverso: un paesaggio che costringe a stare fermi e guardare davvero.

Quando il sole sale sopra il bordo del cratere e il lago turchese emerge dalla nebbia del mattino, si rimane immobili ed esterrefatti, incapaci di dire anche solo una parola. Non tanto per la sua imponenza, ma per il contrasto che questo vulcano racchiude.

Bellezza e durezza. Quiete e fuoco. Luce che nasce dove la roccia brucia.

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