19 Dic Le Haenyeo di Jeju, Corea del Sud
Se esiste un simbolo che incarna la forza, la resilienza e l’anima dell’isola di Jeju, quel simbolo è senza dubbio la Haenyeo. Immaginate di immergervi nelle acque gelide dell’Oceano Pacifico, trattenendo il fiato per oltre due minuti, scendendo fino a 10 metri di profondità senza l’aiuto di bombole. Ora immaginate di farlo a 70, o persino 80 anni.
Queste sono le “Donne del Mare“, una stirpe di pescatrici subacquee che ha trasformato la sopravvivenza in un’arte, meritandosi il riconoscimento di Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO.
Un’Eredità Millenaria: Ma perché sono solo donne?
Le origini delle Haenyeo risalgono al V secolo d.C., ma fu nel XVIII secolo che questa professione divenne prettamente femminile. Mentre gli uomini dell’isola venivano mandati in guerra o impegnati in mare aperto, le donne presero in mano le redini dell’economia familiare.
Esiste una credenza popolare secondo cui le donne siano fisicamente più adatte a sopportare le acque fredde grazie a una diversa distribuzione del grasso corporeo, ma la verità è probabilmente legata alla loro incredibile determinazione. In una società storicamente patriarcale, Jeju è diventata un’eccezione: una comunità dove le donne sono le vere colonne portanti della società.
La Gerarchia del Mare: Dalle Apprendiste alle Maestre
Non si diventa Haenyeo dall’oggi al domani. È un percorso che inizia spesso prima dei 10 anni e segue una gerarchia rigorosa:
Hagun (Apprendiste): Le giovani che imparano le basi e pescano a basse profondità.
Junggun (Livello Intermedio): Donne con anni di esperienza e ottime capacità di apnea.
Sanggun (Esperte): Le veterane che guidano il gruppo, capaci di immersioni profonde e pericolose.
Dae Sanggun: Le vere “Maestre”, figure leggendarie che ancora a 60 o 70 anni superano le giovani in abilità e resistenza.
La Vita in Apnea: Tradizione vs Modernità
Un tempo le Haenyeo si immergevano indossando solo semplici costumi di tela e maschere rudimentali. Oggi utilizzano mute in neoprene, ma la filosofia non è cambiata: niente ossigeno, solo i propri polmoni. Uno degli elementi più affascinanti della loro vita sociale è il Bulteok, una struttura circolare in pietra dove le pescatrici si radunano attorno al fuoco per scaldarsi, scambiarsi consigli e pregare Jamsugut, la Dea del Mare, affinché le protegga dai pericoli dell’abisso.
Il futuro a rischio: Nonostante il prestigio, oggi questa professione è minacciata dalla pesca industriale e dal calo dei guadagni. Le nuove generazioni scelgono la carriera universitaria e il lavoro in città, rendendo queste donne le ultime testimoni di un mondo che rischia di scomparire.
Guida Pratica: Dove vedere le Haenyeo a Jeju
Se state pianificando un viaggio in Corea del Sud, ecco come vivere un incontro autentico con queste incredibili donne:
1. Il Museo delle Haenyeo
Situato sulla costa est, è una tappa fondamentale per capire la loro storia attraverso video d’epoca, strumenti di lavoro e testimonianze toccanti.
Highlight: I documentari che mostrano la tecnica di respirazione “Sumbisori”, il fischio acuto che emettono quando riemergono per espellere l’anidride carbonica.
2. Lo spettacolo a Seongsan Ilchulbong
Ogni giorno (solitamente alle 13:30 e 15:30) ai piedi del celebre cratere vulcanico, è possibile assistere a una dimostrazione di pesca. Anche se turistico, è un ottimo modo per vederle da vicino nella splendida cornice della baia.
3. Incontri fortuiti sulla costa
Il modo più autentico? Fate una passeggiata lungo la costa ovest, vicino al Porto di Chagwido. Se vedete delle boe arancioni o rosse che galleggiano, fermatevi: a breve una Haenyeo spunterà dalle onde con il suo bottino di polpi e abaloni.
4. Un pranzo a “chilometro zero”
Cercate i ristoranti gestiti direttamente dalle cooperative di Haenyeo. Con circa 40 euro per due persone, potrete gustare sashimi freschissimo, ricci di mare e il prelibato abalone (mollusco tipico), sostenendo direttamente la loro comunità.