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In viaggio lungo La RUTA DEI VINI cilena

In questi giorni mi è tornata in mente l’interessante esperienza enologica vissuta nel mio viaggio in Cile di marzo. È un viaggio che consiglio vivamente sia agli estimatori di vino sia a chi ama la natura rigogliosa e le distese di vigneti a perdita d’occhio.

Quest’anno, spinto dalla curiosità di degustare con maggiore attenzione i tanto decantati vini cileni, sempre più diffusi e premiati nel mondo intero, ho scelto di tornare a visitare Santiago, “porta d’accesso” alla Ruta del vino che attraversa la famosa Valle di Colchagua.

 

LA VALLE DI COLCHAGUA

Zona molto battuta dagli appassionati del settore, perché vanta la migliore produzione vinicola del Paese, grazie alle condizioni climatiche favorevoli e la presenza di cantine storiche ricche di tradizioni tramandate di padre in figlio.

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La maggior parte delle cantine è concentrata nel cuore della valle, ma, arditi produttori vinicoli hanno iniziato a impiantare vigneti su terreni collinari scoscesi e ad ovest della Valle di Colchagua, dove la maggiore vicinanza col mare dona sapidità a vini bianchi eccellenti, una delle mie grandi passioni.

Il microclima della zona è decisamente generoso, di tipo mediterraneo, mediamente piovoso in inverno, soleggiato dalla fine della primavera alla fine dell’autunno, con cieli luminosi e tersi e un tasso di umidità che non nuoce ai vigneti. Queste peculiarità permettono all’uva, complici anche le fresche correnti notturne provenienti dalle vicine Ande, di raggiungere una maturazione perfetta.

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I più rinomati vini rossi della valle, Cabernet, Carménère, Syrah e Malbec, posseggono tratti distintivi che li rendono unici nel loro genere, dal gusto corposo e profumato e dal colore intenso e brillante. Il Carménère è un vitigno a bacca nera di origine bordolese, oggi considerato il ceppo rappresentativo del Cile. Scomparso nella metà del XIX secolo dal vecchio continente decimato dalla fillossera, fu riscoperto casualmente in Cile nei primi anni novanta.

Durante il mio giro per cantine della valle, nel corso di interessanti e piacevoli degustazioni, più volte ho sentito ripetere con orgoglio agli addetti ai lavori che, negli ultimi 15 anni, le produzioni vinicole cilene hanno ricevuto, meritatamente, ambiziosi riconoscimenti in tutto il mondo ed aumentato le vendite in maniera esponenziale.

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Le viti cilene, a differenza delle altre nazioni, non necessitano di innesti. Le loro radici, piantate direttamente nella terra, non corrono alcun pericolo di essere attaccate dalla fillossera, il fungo parassita che nel 1878 distrusse i vigneti di quasi tutta l’Europa e il nord America, perché il territorio è da sempre protetto dalla cordigliera delle Ande.

 

Dopo uno studio approfondito e un confronto con amici cileni intenditori del “buon bere” ho deciso di visitare lungo la rinomata valle, due cantine vinicole, Viña Santa Cruz e Viña Viu Manent.

Viña Santa Cruz

Nasce nel 2003 ad opera di Carlos Cardoen, uomo d’affari cileno molto legato alla sua terra, alle sue tradizioni e al “terroir” della zona di Lolol.

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Un vigneto con “Corpo e Anima”, come definito dal patron Carlos, in cui si incontrano e si fondono tra loro il sorprendente potenziale enologico della terra di Lolol e la cultura dei popoli Mapuche, Aymara e Rapa Nui, la cui impronta è ancora viva e fonte di ispirazione nell’elaborazione delle etichette delle bottiglie di vino prodotto.

All’interno dell’immensa struttura vitivinicola raggiungo, a bordo di una funivia, i villaggi intitolati a queste preziose culture.

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La vista della valle è davvero suggestiva, 150 ettari di vigneti a soli 40 km in linea d’aria dall’Oceano Pacifico, dal quale ricevono un’influenza determinante.

Successivamente visito la cantina dove un enologo propone una degustazione “guidata” dei vini maggiormente rappresentativi del luogo, insieme ad un’interessante lezione inerente alle differenze di suolo e clima, l’alchimia che dona unicità ai vini rendendoli alcuni fruttati, altri speziati, con più corpo o raffinati.

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Viña Santa Cruz è divisa in tre settori caratterizzati da differenti condizioni climatiche dove “el vino tinto” fa da padrone.

 

Viña Viu Manent

Dal 1966 è di proprietà della famiglia Viu, immigrati catalani. Un tempo “Hacienda San Carlos de Cunaco”, il vigneto antico e tradizionale, al momento dell’acquisto dei Viu, si estendeva per 150 ettari di vecchi e nobili vigneti francesi.

La visita presso la cantina si rivela entusiasmante e costruttiva, al pari della precedente. A bordo di un calesse, io e altri visitatori percorriamo parte del vigneto e ciò che mi colpisce nuovamente è la bellezza e l’autenticità del territorio circostante.

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Percepisco subito, al mio arrivo,  l’amore e la passione degli enologi e dei collaboratori di Viu Manent per il lavoro in vigna e per il vino prodotto, dall’accoglienza riservata a tutti i visitatori.

Successivamente, le descrizioni accurate e puntuali durante la passeggiata tra i vigneti prima, e in sala degustazione poi, sono solo una conferma di quanto percepito.

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Questo vigneto oltre a produrre vini delicati, offre apprezzati ristoranti di cucina creola e, per gli sportivi, lezioni di equitazione nella piantagione.

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Così come Viña Santa Cruz, Viu Manent produce soprattutto vino rosso, di pregiata qualità.

Il Cile vanta numerose zone dove sorgono cantine vitivinicole di vecchia e nuova generazione impegnate nella diffusione della cultura del vino, attraverso visite in azienda, degustazioni a tema, feste di inizio e fine vendemmia.

Mastro Patagonico, amante del vino bianco, visiterà quanto prima le altre strade del vino cilene e stilerà su richiesta per ciascuno di voi Clienti, programmi di viaggio ad hoc!

Life is too short to drink bad wine. Concordate anche voi?

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