Delhi in festa: vivere il Republic Day da viaggiatore

Sono le sei e mezza del mattino del 26 gennaio e Kartavya Path è già un mosaico di colori.
Famiglie avvolte in scialli di lana siedono su stuoie di plastica, con un thermos di chai fumante tra le mani. I bambini agitano bandierine tricolori e corrono tra le file di sedie improvvisate.

C’è una tensione sottile che attraversa la folla: qualcosa sta per cominciare.

Il Republic Day è il giorno in cui l’India celebra la propria forma di Stato.
Dopo l’indipendenza dal dominio britannico, ottenuta il 15 agosto 1947, il paese si dichiarò ufficialmente repubblica il 26 gennaio 1950, con l’adozione della Costituzione. Fu in quella data che il dottor Rajendra Prasad prestò giuramento come primo Presidente dell’India, nella Durbar Hall della Government House. Subito dopo attraversò la città in un corteo presidenziale lungo otto chilometri, fino all’allora Irwin Stadium, dove issò la bandiera nazionale davanti a migliaia di persone.

Da allora, ogni anno, Delhi ricostruisce quel gesto collettivo.

La parata lungo Kartavya Path

Alle nove e mezza in punto, il convoglio presidenziale entra sul viale. Poi la strada si trasforma in un palcoscenico. Sfilano mezzi militari, reggimenti in uniforme impeccabile e bande musicali. Gli elicotteri disegnano strisce di colore nel cielo e lasciano cadere petali di rosa sulla folla.

Il cuore della parata sono i carri allegorici degli stati: il Kerala porta in scena le sue backwaters, il Rajasthan mostra palazzi dorati in miniatura, il Nagaland presenta guerrieri tribali con costumi tradizionali.
Ogni carro racconta una regione diversa.
Seduti su una stessa sedia, si attraversa l’India intera.

Poi arrivano i momenti più solenni.

I caccia sorvolano la città in formazione. I bambini premiati per atti di coraggio sfilano con una serietà che sembra più grande di loro. La banda mescola marce militari e melodie popolari.
Il pubblico osserva in silenzio, poi applaude.

Come organizzarsi per assistere al Republic Day

Per vedere la parata serve pianificazione.

I biglietti vengono distribuiti nei chioschi ufficiali della città a partire da metà gennaio. Se non si riesce a trovarli, la prova generale del 23 gennaio è una valida alternativa: lo spettacolo è lo stesso, ma con meno folla.

I cancelli aprono alle sette del mattino. Arrivare tardi significa restare lontani dalla strada, con il rischio quindi di vedere poco o nulla.
A gennaio Delhi è fredda, soprattutto all’alba, con temperature che possono scendere sotto gli otto gradi, per questo serve vestirsi a strati. Una volta entrati, poi, non si esce per ore, quindi acqua e snack diventano indispensabili.

Il centro città viene chiuso al traffico. La metropolitana resta il mezzo più pratico per raggiungere Kartavya Path.
Le stazioni vicine si riempiono in fretta, ma l’organizzazione regge.

Oltre la parata: la città continua

Quando l’ultimo carro scompare, la giornata non finisce.

Nei giorni successivi Delhi resta in festa. Il 29 gennaio, a Vijay Chowk, si tiene la cerimonia del Beating Retreat. Le bande militari suonano mentre il sole cala dietro i palazzi governativi. Quando parte l’inno nazionale, Rashtrapati Bhavan si illumina. La folla si ferma, qualcuno registra, altri ascoltano in silenzio.

Intorno a India Gate le famiglie si ritrovano. Le luci tricolori avvolgono i prati. I venditori preparano chole bhature, golgappa croccanti, jalebi immersi nello sciroppo. L’aria è invasa dal profumo di spezie e zucchero.

A Dilli Haat, il mercato artigianale all’aperto, si incontrano tessuti, ceramiche, gioielli da ogni parte del paese. È una sintesi dell’India in uno spazio solo, tra musica dal vivo e cucine regionali che cambiano ogni settimana.

Il cibo come parte della festa

Dopo ore all’aperto, la Vecchia Delhi offre riparo.

A Paranthe Wali Gali, dal 1872, le stesse famiglie friggono paratha nel ghee profumato. Patate speziate, cavolfiore, ravanelli, versioni dolci al rabri. Tutto arriva su piatti di metallo, accompagnato da yogurt e sottaceti.

Poco distante, a Daryaganj, Moti Mahal rivendica l’invenzione del butter chicken. Che la storia sia vera o no, il murgh makhani resta uno dei piatti simbolo della città, servito con naan appena sfornati.

Perché assistere al Republic Day

Il Republic Day racconta l’India meglio di qualsiasi museo.

Un paese antico e modernissimo allo stesso tempo, spirituale e pragmatico, frammentato e unito. I carri degli stati sfilano uno dopo l’altro, diversissimi ed è lì che si capisce: l’India non è un paese. È un continente che ha deciso di chiamarsi nazione.

Per un giorno, tutte queste Indie si incontrano. Le differenze non vengono cancellate, ma vengono mostrate ed è questo che rende il Republic Day speciale.

Quando la folla si disperde e Kartavya Path torna una strada qualunque, resta la sensazione di aver assistito a qualcosa che va oltre una celebrazione.
Una lezione di convivenza, rumorosa e colorata, come solo l’India sa essere.

Condividi e dillo agli amici!