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Makar Shankranti, il passaggio lento dell’inverno in India

All’alba, a gennaio, il Gange è più silenzioso del solito a Varanasi.
La nebbia resta bassa sull’acqua e attutisce i rumori della città. Le persone arrivano a piccoli gruppi, avvolte in scialli pesanti che odorano di fumo e umidità. Scendono i gradini dei ghat portando con sé solo l’essenziale.

Non c’è un senso di eccezione, è un giorno come altri, ma con un gesto in più da compiere.

È Makar Shankranti.

Il sole deve ancora mostrarsi del tutto quando alcuni entrano nell’acqua fredda. Il contatto è rapido, controllato. Si trattiene il respiro, poi si riemerge.

Il gesto non ha nulla di drammatico.
Serve a segnare un passaggio che avviene comunque, indipendentemente dalla presenza umana. Il sole ha iniziato il suo movimento verso nord e le giornate, d’ora in poi, si allungheranno.

Cos’è Makar Shankranti

Makar Shankranti è una delle poche feste in India legate a un evento astronomico preciso. Cade quando il sole entra nel segno del Capricorno e non segue il calendario lunare, non slitta.
Arriva ogni anno nello stesso momento, come un riferimento stabile in un sistema complesso. Per questo, più che un inizio, rappresenta un aggiustamento. Non annuncia una svolta improvvisa. Registra uno spostamento lento, già in corso.

Pongal nel Tamil Nadu

Nel sud dell’India, nello stato del Tamil Nadu, la festa di Makar Shankranti prende un altro nome: Pongal.
La parola significa “traboccare” e si riferisce al latte che, in grandi pentole di terracotta davanti alle case, sale lentamente fino a oltrepassare il bordo.

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Il vapore ha un odore dolce e caldo. Qualcuno osserva la superficie bianca gonfiarsi, pronta a esondare. Quando accade, non c’è fretta di intervenire. Qualche sorriso, un battito di mani sommesso. Più latte trabocca, più è di buon auspicio ed è proprio da qui che proviene il nome della festa.

Pongal è una delle celebrazioni più importanti del sud dell’India e dura quattro giorni.
Non è solo una ricorrenza religiosa, ma è un ringraziamento. A Dio, alla terra, al bestiame e al raccolto che è cresciuto sano.

Il primo giorno si chiama Bhogi.
Durante questa giornata le case vengono pulite, alcuni bruciano oggetti vecchi, altri tinteggiano le pareti. È un modo pratico per segnare la fine di un ciclo e l’inizio di un altro.

Il secondo giorno è Perum, o Surya Pongal ed è dedicato al sole.
È il cuore della festa; all’alba, proprio mentre nasce il nuovo mese, si cuoce il riso del raccolto recente con latte, zucchero grezzo, anacardi e cocco. Le pentole sono decorate, il payasam viene offerto al dio Sole. Le donne disegnano kolam davanti alle case usando farina di riso e argilla rossa. I motivi cambiano ogni anno, ma il gesto resta.

Il terzo è Mattu Pongal.
È un giorno completamente dedicato agli animali: le mucche vengono lavate, decorate con ghirlande, nutrite con cura. Il cibo offerto agli dei viene condiviso attentamente con loro. Nei villaggi, i giovani partecipano a giochi rituali con i tori per riuscire ad afferrare le fascette contenenti denaro legato alle loro corna.
Mattu Pongal è anche il giorno della pace famigliare, se ci sono stati dissapori in famiglia, questo è il momento di lasciarli andare.

E infine c’è Kanum Pongal.
Le famiglie si ritrovano lungo le sponde del fiume e mangiano insieme. Ci sono danze tradizionali come il kummi e il kolattam. Le donne stendono foglie di curcuma e sopra ci mettono riso, frutta e noci di betel. Le case e gli spazi quotidiani vengono benedetti e viene spruzzata acqua alla curcuma davanti all’ingresso. La sera si cena con ingredienti appena raccolti.

Pongal segna una transizione.
L’inverno cede lentamente il passo alla primavera e in Tamil Nadu è anche l’inizio del nuovo anno.

Non è una festa rumorosa, non promette miracoli. Ricorda un equilibrio: l’essere umano ringrazia la natura e la natura risponde con ciò che è cresciuto. L’individuo e il mondo esterno si incontrano in qualcosa di semplice come un piatto caldo condiviso.

Aquiloni e tetti in Gujarat

Altrove, la festa assume altre forme.

In Gujarat, la festa si sposta verso l’alto. I tetti delle case diventano luoghi di ritrovo.
Le famiglie salgono con quello che serve: qualche sedia, un termos, scatole di dolci. I bambini tengono in mano i rocchetti di filo, mentre gli adulti scrutano il cielo.

Gli aquiloni sono decine e decine, tutti colorati. I fili sono preparati i giorni precedenti, coperti di colla e polvere di vetro. Nel manovrarli bisogna fare attenzione, un movimento troppo deciso potrebbe spezzare tutto, uno troppo morbido potrebbe far perdere quota. Quando un aquilone cade, qualcuno dal tetto del vicino se ne accorge, ma non c’è esultanza rumorosa. Magari qualche commento, poi si riprende.

Sopra città come Ahmedabad, il cielo si riempie in fretta. I colori si sovrappongono. Ognuno segue il proprio filo, ma percepisce il movimento generale e la competizione resta (nella maggior parte dei casi) leggera.

Intanto, nei vicoli sotto i tetti, i venditori preparano chai e spuntini caldi. L’odore del tè speziato sale lentamente. Ogni tanto qualcuno scende a comprare un altro rocchetto, poi risale.

Per qualche ora, lo sguardo resta rivolto in alto, i piedi ben piantati sulle terrazze e il cielo uno spazio condiviso da tutti.

Il significato della festa oggi

Il cibo ha sempre un ruolo centrale: semi di sesamo e zucchero di canna diventano dolci compatti, leggermente appiccicosi, che si mangiano con le mani. Sono ingredienti che scaldano il corpo.

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Non celebrano l’abbondanza futura, ma quella già ottenuta; i raccolti sono stati messi al sicuro, il lavoro più duro è alle spalle.

Anche nelle grandi città, dove il legame con la terra è meno diretto, il Makar Shankranti mantiene una sua presenza. I tetti diventano luoghi d’incontro, il rumore del traffico solo un eco lontano e lo sguardo di tutti è puntato verso il cielo.

Quando la festa finisce

Makar Shankranti non racconta una rinascita improvvisa, non promette cambiamenti radicali. Registra uno spostamento lento, già in corso.
Il freddo non scompare, le difficoltà restano, ma la direzione è stata fissata.

Quando la giornata finisce, non resta un segno evidente.
Le pentole vengono lavate; gli aquiloni arrotolati; i dolci avanzati si conservano per i giorni successivi; il fiume torna a scorrere come sempre.

E il sole, il mattino dopo, sorgerà qualche minuto prima.

La festa serve a questo: a notare un cambiamento che non fa rumore. A riconoscere che il tempo, anche quando sembra fermo, si sta già muovendo.

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