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Cose che capitano in una crociera subacquea

Alla fine eravamo in acqua e ormai ci mancavano pochi metri per arrivare al reef e iniziare lo snorkeling.

Qualche dubbio l’avevo avuto, perché eravamo in una pass maldiviana (un canale di comunicazione tra l’interno e l’esterno della barriera corallina). La corrente era tangibile, nervosa, dalla direzione irrequieta. E soprattutto la mia compagna di snorkeling, Carla, aveva passato i 70 anni ed aveva scarsa confidenza con l’acqua, tanto da non aver mai mai mai voluto seguire in mare il marito, subacqueo esperto.

Nel complesso, però, facendo due conti sui rischi, la situazione mi era parsa più che gestibile.

Così siamo andati: la vita è troppo breve per non tuffarsi nel blu delle acque maldiviane avendone la possibilità.

La barca, un comodo dhoni maldiviano, oscillava vistosamente tra le onde mentre Carla entrava in acqua nel centro del canale, e c’è voluta un po’ di attenzione, ma alla fine quel passo è stato fatto: eravamo nella pass.

La quantità di pesce vista subito è stata francamente meno del solito per gli standard maldiviani – a parte tre grossi tonni venuti ad ispezionarci da vicino – ma una pass è sempre una pass, ossia un’esperienza memorabile, un luogo subacqueo nel quale la natura mostra di che cosa è capace se s’impegna.

E infatti il messaggio della natura è arrivato, l’acqua verdazzurra in movimento ha lasciato il segno, perché Carla ha deciso che, tornata a casa, s’iscriverà a un corso di nuoto per poter fare altre esperienze così: il virus del mare ha attecchito.

Al mare piace vincere, in queste cose.

Mi sembrava una buona storia da raccontare. Sono cose che capitano in una crociera subacquea.

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