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I Martelli di Daedalus

Ore 6 del mattino.

L’unica barca in tutto il reef è la nostra. L’alba a Daedalus è bellissima.

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credits Raffaele Zenti

Tutto molto poetico, ma fatto sta che siamo al terzo tentativo in due giorni, qui a Daedalus, con gli squali martello e, fino ad ora, non abbiamo visto nulla con una testa a forma di martello.

La teoria delle variabili casuali e dei processi di Poisson (non mi dilungo, ma noterete che il nome Poisson è pertinente) fanno ben sperare per questa volta, ma sono pensieri che a condividerli si passa per pazzo.

No problem: una liberatoria capovolta dal gommone dritti nel blu spazza via dal cervello qualsiasi sovrastruttura; resta solo il “qui e ora”.

Nell’acqua ancora scura per la poca luce scivoliamo giù nel silenzio dei quaranta metri, rotto solo a tratti dal respiro degli erogatori che ha il suono della speranza.

E poi ecco delle figure che si materializzano. Pochi sinuosi fantasmi blu dall’aspetto ancora ambiguo. In un attimo i fantasmi s’infittiscono e avanzano verso di noi assumendo una forma netta: quella muscolosa e possente degli squali martello smerlati (Sphyrna lewini).

Bestie timide e diffidenti, nonostante il fisico da bodybuilder.

(credits: Giuseppe Masciandaro)

Gli squali – una dozzina, forse qualcuno di più – danzano intorno e in mezzo a noi.

Non sai dove guardare. Ogni tanto, lì nel blu, senza riferimenti visivi, controlli la profondità, per evitare di finire a -70 metri. Ma al volo, perché hai paura di perderti qualcosa.

Dall’alto, fiondandosi tra gli squali martello e le bolle d’aria come un cacciabombardiere Stuka, piomba un Carcharhinus longimanus. Poi ne arriva un altro. Nuotano nervosamente tra i subacquei, i Longimanus. E infine, rapidi, si dileguano. Come del resto il tempo a nostra disposizione a quelle quote: risaliamo. Malvolentieri, chiaro.

Prima di rimontare sul gommone un cucciolone di Longimanus dal carattere inquisitivo mi arriva tra le pinne a curiosare, con forse l’idea di assaggiare quelle cose lunghe e plasticose eppur sinuose (le mie pinne da apnea piacciono più o meno a tutti, normale che piacciano anche a lui, anzi “lei”, perché era una femminuccia, se la vista non m’inganna).

Ma basta un accenno di movimento di pinna davanti al muso per ricordare alla Miss Longimanus le basi del galateo degli squali, e tutto finisce lì.

(credits: Giuseppe Masciandaro)

Fuori dall’acqua l’eccitazione del gruppo – che include alcuni subacquei relativamente nuovi a spettacoli di tale potenza e bellezza – lascia spazio alle endorfine, che scorrono potenti e stampano in faccia a tutti sorrisi più o meno consapevoli. Sembriamo dei reduci da una seduta di ipnosi collettiva. Bene così.

Perché questo è Daedalus Reef, signori: uno di quei luoghi dove mare, vento e squali riescono a spettinare l’anima delle persone, rendendole felici e selvagge.

E’ raggiungibile tutto l’anno, solo in crociera Sub, come questa, per esempio.

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