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Mar Rosso in tre tappe: Brothers, Daedalus, Elphinstone

Sono seduto su una sedia in plastica al Gate 4 dell’aeroporto di Marsa Alam e al mio volo manca mezz’ora, che sto cercando di ammazzare facendo il punto su questa settimana di crociera subacquea nel Sud dell’Egitto. Isole Brothers, Daedalus e Elphinstone Reef. O anche: BDE.

Sicuramente una settimana intensa.

Ho rivisto quelle acque blu profondissime e limpidissime che davvero mi mancavano.

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credits Raffaele Zenti

Nell’arco di una settimana, mi sono imbattuto in decine di squali Longimanus; per qualcuno ho anche iniziato a provare affetto sincero, e non sono l’unico del gruppo.

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credits Raffaele Zenti

Ho captato l’afrore che hanno venti mute lasciate a macerare a poppa di una barca da crociera subacquea durante un’umida serata egiziana.

Ho assistito ad un carosello di squali martello e Longimanus a 40 metri di profondità in un’immersione dalla quale tutti – me compreso ovviamente – sono usciti con un’espressione di felicità ebete e di totale equilibrio con l’universo profondo. (Procurarsi quell’espressione sul viso, in alternativa all’immersione effettuata, avrebbe ragionevolmente richiesto acido lisergico.)

Ho conosciuto persone con cui ho passato bei momenti e con le quali spero di riuscire a mantenere qualche contatto, anche se non ne sono certo perché non sono granché bravo con queste cose.

Ho navigato un Mar Rosso calmo come non mi era mai capitato.

Ho notato come, in una sola settimana, dei subacquei possano crescere e cambiare.

Ho visto una balda femminuccia di squalo Longimanus, di cui bisogna ammettere non c’è carenza qui nel Mar Rosso del Sud, accarezzare l’idea di mordicchiarmi una pinna.

Ho fluttuato privo di pensieri nell’acqua tersa accanto a pareti coralline di indicibile bellezza.

Mi sono allontanato dalla terraferma e dalle sue nevrosi, spogliandomi del superfluo e della tecnologia, restando senza rete cellulare e dati per quasi una settimana. E ne ho ricavato ottime sensazioni.

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credits Paolo Napoli

Ho assistito all’atterraggio di un piccione sul ponte della barca a quasi 100km dalla costa.

Ho visto dei compagni d’immersione setacciare instancabilmente la barriera alla ricerca della minima forma di vita animale, mentre io guardavo speranzoso nel blu aspettando che si materializzasse qualche predatore dentuto – cosa in effetti avvenuta più volte senza che loro se ne rendessero conto.

Ho visitato una base egiziana costruita su un fazzoletto di terra grande come un campo da basket, eretta in mezzo a un reef (Daedalus) che pare uscito da un lavoro di computer graphics.

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credits Raffaele Zenti

 

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credits Paolo Napoli

Dalla barca ormeggiata a Big Brother ho avvistato la schiena di un carcarinide che presumo fosse uno squalo tigre, ma non insisto con questa storia.

Ho visto un sacco di GoPro in azione (inclusa la mia) e la grande biodiversità dei bachi che affliggono tutti gli aspetti del funzionamento di questa action camera – è sicuramente un aggeggio sopravvalutato e sovrapprezzo.

E ora, mentre sulla barca l’equipaggio pulisce e cancella ogni traccia materiale del nostro passaggio, noi, be’, si torna a casa. Con l’inevitabile miscuglio di malinconia e ricordi a tinte blu destinati a sedimentare nelle prossime settimane – prova cogente di quanto in crociera subacquea si stia bene.

Sicché, sottile, aggraziata e seducente, si fa strada nella mente l’idea della prossima crociera subacquea. Chissà dove.

(credits: Giuseppe Masciandaro & Raffaele Zenti)

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