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ESPERIENZE UNICHE AI CONFINI DEL MONDO
L’Artico è un mosaico di nazioni e popoli, di antiche tradizioni, di animali dal manto candido come la neve, di animali possenti, di piccolissimi fiori colorati della tundra, di avvincenti storie di esplorazione.
Un mosaico colorato di mille sfumature di blu e bianco, giallo e rosso.
L’Artico non è un luogo uniforme: è una regione vastissima composta da ecosistemi diversi, dalle montagne del Nord America alla calotta glaciale della Groenlandia, dagli arcipelaghi delle Svalbard alle valli fluviali della Siberia.
In questa varietà vive una fauna straordinaria:
La flora, più discreta ma preziosa, comprende erbe, carici, muschi e licheni che resistono al gelo e colorano la tundra nei mesi estivi.
Nonostante il clima estremo, l’Artico è anche terra di popoli indigeni con culture antiche: i Sami, gli Inuit, i Komi, i Nenets, gli Yakuti, gli Yupik e gli Aleuti. Abitano queste regioni con uno stile di vita che unisce tradizioni millenarie e modernità, basato su caccia, pesca, pastorizia e un rapporto profondissimo con la grande Natura.
L’Artico sembra una terra ostile e remota, ma è un ecosistema delicato che deve essere tutelato e protetto. I cambiamenti climatici hanno immense implicazioni sia per l’ambiente che per le popolazioni locali.
Trattandosi di un territorio internazionale richiede la collaborazione di tutti i paesi che vi si affacciano. Per questo nel 1996 è nato il Consiglio Artico, un’organizzazione internazionale che riunisce le otto nazioni artiche: Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Svezia e Stati Uniti.
Ma non solo… anche tutti i popoli indigeni dell’Artico sono inclusi come osservatori permanenti. La presidenza è affidata a rotazione ad una delle nazioni che ne decide la politica e le aree di cooperazione per un biennio.
Insieme all’Antartide, l’Artico regola il clima dell’intero pianeta attraverso un fragile ma vitale equilibrio.
A regolare la temperatura della terra sono i ghiacci e le acque dell’Oceano Artico. La calotta glaciale e il ghiaccio marino riflettono i raggi del sole raffreddando il clima, mentre le le acque del Mar Glaciale Artico li assorbono e influenzano così le correnti marine.
Purtroppo a causa del riscaldamento globale la perdita del ghiaccio è sempre più preoccupante.
Conoscere ed amare questa delicata natura è il primo passo per averne cura e preservarla. In questo senso anche il turismo svolge un ruolo cruciale. Il turismo in Artico ha visto negli ultimi decenni una crescita di interesse davvero considerevole e soprattutto il turismo di massa può portare considerevoli vantaggi economici. Tuttavia la fragilità di questo ecosistema impone di far sì che il turismo che vi giunge sia rispettoso dell’ambiente e delle culture locali.
La storia dell’esplorazione di queste terre fredde e lontane è lunga e affascinante e anche qui contrassegnata da tanti esempi di cooperazione internazionale.
Molte sono state le leggendarie esplorazioni artiche. Dalle più antiche come quella del greco Pitea che raggiunse un mare “cagliato” oltre le Colonne d’Ercole, quella di Erik il Rosso che stabilì il primo insediamento vichingo in Groenlandia nel 985, quelle dei Pomory, coloni russi della costa del Mar Bianco che esplorarono tutta la regione di Barents, la sfortunata ricerca del passaggio a nord-est di Sir John Franklin.
Fino a quelle avvincenti di epoca moderna che ci hanno portato la conquista del Polo Nord con tutti i mezzi possibili: dirigibile, aereo, motoslitta, a piedi, slitte con i cani, sci. La prima spedizione riuscita è quella del dirigibile Norge nel 1926, capitanata da Umberto Nobile e Roald Amundsen.
Le prime spedizioni a bordo di un’auto risalgono agli anni 2000 e i primi a riuscirci furono i giornalisti James May e Jeremy Clarkson.
Invece nel 2009 Vasilij Elagin, Afanasij Makovnev, Vladimir Obichod, Sergej Larin, Aleksej Ušakov, Aleksej Škrabkin e Nikolaj Nikulšin raggiunsero il Polo Nord guidando due automobili di fabbricazione russa, “Yemelya-1” e “Yemelya-2“.
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